Il 16 giugno 2026, sul palco del Long Museum West Bund di Shanghai, i settantacinque anni di Max Mara sono sfilati tra bobine di filo rosso e casse d’archivio numerate. Mesi prima, a Corso Como, era stata una designer cinese, Hui Zhouzhao, a portare in passerella l’eco dei gioielli d’argento Miao, in un incontro speculare ma di segno opposto. Nel mezzo, un distretto industriale dello Shaanxi aveva presentato a Palazzo Bovara la propria filiera del cashmere, e nelle settimane successive alla sfilata di Max Mara è toccato a Chanel annunciare la prima tappa asiatica della sua Galerie du 19M. Sono episodi diversi per scala e ambizione, ma che raccontano la stessa cosa: negli ultimi due anni il rapporto tra moda italiana e moda cinese ha smesso di essere occasionale.
Una data di partenza: marzo 2024
Il punto di avvio riconoscibile è la prima edizione della Shenzhen-Milan Lifestyle Week, a marzo 2024, quando Malloni fu tra i primi marchi italiani a presentare una collezione a Shenzhen: secondo quanto dichiarato all’epoca dal fondatore Fabio Malloni, la partecipazione rappresentava l’occasione per consolidare la presenza del brand in un mercato emergente e aprire un canale di scambio commerciale e culturale con la Cina.



La seconda edizione si è invece svolta a Milano nell’aprile 2025, per la prima volta all’interno del calendario ufficiale della Design Week, con una mostra curata da Giacomo Santucci, ex amministratore delegato di Gucci. Ora la manifestazione, nata come piattaforma di incontro tra istituzioni, imprese e creativi dei due Paesi, è arrivata alla sua terza edizione, in programma dal 17 al 19 luglio 2026 sul tema “Digital Fashion Eastern Expression”, con protagonisti italiani come Momonì, Alberto Zambelli e la designer italo-cinese Hui Zhouzhao, fondatrice di HUI Milano.
Quando sono le maison italiane a cercare la Cina
Nel corso del 2026 sono state soprattutto le grandi maison a scegliere il territorio cinese come palcoscenico. Max Mara ha presentato a Shanghai la collezione Resort 2027, portando l’intero archivio del marchio, tra bobine di filo rosso e la storica “M” illuminata in stile circus vintage, per celebrare i propri settantacinque anni: non una prima assoluta, perché il brand aveva già toccato la città con una capsule nel 2016, ma la conferma di quello che lo stesso racconto pubblicato da La Voce dei Brand ha definito un dialogo sempre più strutturale tra moda italiana e mercato asiatico.



Poche settimane dopo è toccato a Chanel, che dal 25 settembre al 15 novembre 2026 porta per la prima volta fuori dalla Francia la propria Galerie du 19M, occupando l’intero terzo piano del Museum of Art Pudong a Shanghai con la mostra “A Sense of Touch”: qui artigiani e artisti cinesi e francesi lavoreranno insieme, in un progetto che affianca alla creazione contemporanea il centenario della maison di ricamo Lesage.

Quando è la Cina a sfilare a Milano
Il percorso inverso è altrettanto attivo. Alla Milano Fashion Week Primavera Estate 2026, HUI Milano ha presentato “The Song of Silver”, una sfilata immersiva costruita attorno ai gioielli d’argento Miao, patrimonio immateriale cinese, rielaborati insieme a sete riciclate e cotoni biologici e realizzati con la collaborazione di laboratori artigianali del Guizhou.



La fondatrice Hui Zhouzhao ha definito la propria missione come quella di trasformare la moda in un ponte culturale, portando avanti un lavoro già avviato pochi mesi prima con la collezione Autunno-Inverno 2025-26 e il progetto “The Weaving of Light”, che aveva intrecciato artigiane milanesi e giovani cinesi attorno a un’installazione condivisa.

Nella stessa settimana milanese, il marchio CHEN.1988 ha chiuso le sfilate donna con “The Ideal Autumn”, una collezione giocata sul contrasto tra tessuti trasparenti e materiali strutturati: il suo fondatore Chen Long, attivo a Milano da dieci anni e vincitore del 29th China Fashion Designer Top Award della China Fashion Week di Pechino, è oggi una delle voci più riconosciute della moda cinese contemporanea con base internazionale proprio a Milano.



La filiera si aggiunge alla passerella
Il dialogo non passa solo dalle sfilate. A novembre 2025 il distretto cinese del cashmere di Yulin ha presentato a Palazzo Bovara, a Milano, la propria filiera integrata, dall’allevamento delle capre alla lavorazione della fibra fino ai capi finiti, accompagnata da un fashion show con la designer Gioia Pan.



All’incontro, che ha coinvolto rappresentanti della Città Metropolitana di Milano e della Fondazione Italia Cina, l’obiettivo dichiarato dalle autorità cinesi presenti era rafforzare i legami con l’industria tessile italiana, aprendo a nuove collaborazioni su ricerca, qualità delle fibre e capacità produttiva. È il segno che il rapporto tra i due sistemi moda si gioca anche a monte della passerella, nella produzione e nella materia prima.
Un ecosistema in crescita
Messi in fila, questi episodi disegnano un ecosistema che si allarga su più fronti contemporaneamente: manifestazioni istituzionali come la Shenzhen-Milan Lifestyle Week, maison italiane che scelgono la Cina come tappa strategica, designer cinesi che trovano a Milano una base per affermarsi a livello internazionale, distretti industriali che cercano interlocutori nella filiera tessile italiana. La Voce dei Brand seguirà l’evoluzione di ciascuno di questi filoni, aggiornando questa pagina man mano che nuove tappe del dialogo tra moda italiana e cinese prenderanno forma.
Potrebbero interessarti anche questi articoli su Moda Donna
Columbia collezione Amaze, le nuove giacche estive donna: dal bomber leggero al trench
Momonì separa la distribuzione di scarpe e abbigliamento: ecco perché
Buccellati porta il merletto di Burano nell’oro: nasce “Serenissima”
Pandora porta in Italia la sua collezione di diamanti coltivati in laboratorio
Camper × Issey Miyake: Anna è la terza collaborazione
Costumi mare donna Liu Jo 2026: l’animalier si fa liquido, il paisley diventa total look
Chantecler: i nuovi pavé di rubini e smeraldi (e non solo)
Borse fatte a mano donna estate 2026: le sculture di Sy&Vie alla Torino Fashion Week