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Stili e tendenze

Collaborazioni moda 2026: Mary Jane, costumi Check e sneaker

Dalla ballerina Mary Jane in tweed del Lanificio Paoletti firmata Momonì x Flabelus ai costumi Check Burberry x Hunza G, passando per gli archivi irlandesi di JW Anderson x Guinness e le sneaker Onitsuka Tiger x Versace: la primavera estate 2026 racconta una stagione in cui le collaborazioni tra brand smettono di essere operazioni di immagine e diventano oggetti con una logica precisa. Un materiale, un archivio, un’identità condivisa. E il risultato si legge senza bisogno di etichette.

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Momonì x Flabelus SS26: look con giacca e ballerina nello stesso tessuto Lanificio Paoletti. Photo courtesy Momonì / Flabelus
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C’è un meccanismo ricorrente nella moda contemporanea che si ripresenta ogni stagione con una coerenza difficile da ignorare. Due brand con storie diverse trovano un punto di contatto preciso, spesso un materiale o un processo artigianale, e costruiscono intorno a quel punto qualcosa che nessuno dei due avrebbe potuto fare da solo. Non è una tendenza nuova, ma nella primavera estate 2026 ha raggiunto una frequenza e una varietà che rende il fenomeno degno di analisi.

Le collaborazioni di questa stagione non seguono la logica del logo su logo, né quella dell’endorsement travestito da progetto creativo. Quello che si vede, guardando i progetti più solidi di questi primi mesi dell’anno, è un lavoro comune che parte da un elemento concreto e riconoscibile per entrambi i soggetti coinvolti. Il risultato non porta avanti un brand a scapito dell’altro: porta avanti entrambi dentro un territorio che prima non esisteva.

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Momonì x Flabelus SS26: ballerina Mary Jane in tessuto Lanificio Paoletti, colorazione blu notte. Photo courtesy Momonì / Flabelus

La stagione delle capsule: perché le collaborazioni moda 2026 funzionano in modo diverso

La primavera estate 2026 ha già prodotto una serie di progetti che vale la pena mettere in fila prima di scendere nel dettaglio del caso specifico. La logica comune è quella della complementarità tra identità distinte: un brand porta qualcosa che l’altro non ha, e lo scambio produce un oggetto che non appartiene al catalogo standard di nessuno dei due. Come abbiamo documentato raccontando la collaborazione tra Saucony ed Engineered Garments sulla Shadow Original del 1985, il lavoro sul modello d’archivio o su un materiale condiviso non è un’operazione di immagine: è una lettura progettuale che richiede una grammatica comune costruita nel tempo.

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Il medesimo schema funziona su scale e categorie molto diverse. Onitsuka Tiger e Versace hanno lavorato insieme portando il simbolo della Medusa su una sneaker che nasce dalla tradizione atletica giapponese, con cuciture e trattamenti superficiali che appartengono al vocabolario di entrambi.

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Onitsuka Tiger x Versace SS26: vista suola e tomaia della TAI-CHI con trattamento superficie effetto vintage. Photo courtesy Onitsuka Tiger / Versace

Baracuta e Undercover hanno riscritto la G9 Harrington Jacket spostando gli elementi interni all’esterno, operazione che richiede una conoscenza profonda del capo originale prima ancora di toccarlo.

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Baracuta x Undercover SS26: la G9 Harrington Jacket con zip decentrata e motivo Fraser Tartan portato all’esterno. Photo courtesy Baracuta / Undercover

Burberry e Hunza G, entrambi britannici, si sono incontrati sul territorio del beachwear: il tessuto increspato che ha reso riconoscibile il brand di costumi londinese incontra il Check classico di Burberry su quattro silhouette signature, con una palette in cacao metallico, nero, bianco e rosso. Un progetto che non reinventa nessuno dei due, ma li mette in contatto nel territorio dove entrambi sanno già cosa fare.

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Burberry x Hunza G SS26: costume intero con scollo rotondo, cinturino Check e schiena aperta. Photo courtesy Burberry / Hunza G
Collaborazioni moda 2026 Burberry x Hunza G costume intero retro schiena scoperta
Burberry x Hunza G SS26: costume intero retro con profonda scollatura e cinturini Check intrecciati. Photo courtesy Burberry / Hunza G

JW Anderson e Guinness, al secondo capitolo di una collaborazione iniziata nel 2024, hanno portato il progetto da 4 a 17 pezzi senza cambiarne la logica di fondo. Il pub irlandese rimane il riferimento culturale, ma questa volta entra nei materiali prima ancora che nei grafici: le texture dei tappeti da pub e degli asciugamani da bar diventano jacquard e ricami complessi, la spugna personalizzata reinterpreta il sottobicchiere Guinness in una giacca e in pantaloncini, l’alpaca in intarsia del Gradient Jumper ricostruisce la gradazione visiva della schiuma che si assesta in una pinta. Una camicia bianca riporta una poesia trovata negli archivi del brand, originariamente stampata in una pubblicità del 1938. Quando il materiale di partenza è un archivio con quasi novant’anni di storia, il designer non ha bisogno di inventare nulla: ha solo bisogno di sapere dove guardare.

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JW Anderson x Guinness 2026: giacca in spugna nera con scritta Guinness in giallo-oro e bande rosse e bianche. Photo courtesy JW Anderson / Guinness

Quello che accomuna questi progetti non è il formato, né il prezzo, né la categoria merceologica. È la precisione del punto di partenza. Quando una collaborazione nasce da un materiale specifico, da una tecnica precisa o da un archivio documentato, il risultato ha una coerenza che si legge nell’oggetto senza bisogno di didascalie.

Cosa succede quando artigianalità italiana e design iberico si incontrano

Momonì è una maison italo-francese che costruisce le proprie collezioni intorno a partnership con eccellenze tessili italiane storiche. Non è una scelta di posizionamento comunicativo: è il metodo con cui il brand lavora stagione dopo stagione da quando è stato fondato. Oltre 18 boutique monomarca in Italia, presenza in più di 31 Paesi, e una filosofia costruita sull’idea che la materia prima nobile lavorata da mani competenti abbia un valore che nessuna campagna pubblicitaria può replicare.

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Momonì x Flabelus SS26: look con giacca e ballerina nello stesso tessuto Lanificio Paoletti. Photo courtesy Momonì / Flabelus

Flabelus è un brand spagnolo fondato a Elche, città della provincia di Alicante con una tradizione calzaturiera che risale a secoli prima che il termine “distretto industriale” entrasse nel vocabolario economico. Il brand reinterpreta le espadrillas tradizionali spagnole con un approccio contemporaneo, producendo interamente nel territorio che conosce meglio. Quarantadue Paesi di distribuzione, presenza nelle principali capitali della moda, e una coerenza tra identità dichiarata e processo produttivo che si legge nella costruzione del prodotto.

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Momonì x Flabelus SS26: ballerina Mary Jane in tessuto Lanificio Paoletti, colorazione avena naturale. Photo courtesy Momonì / Flabelus

L’incontro tra i due non poteva che partire da un tessuto. Perché è il tessuto il linguaggio che entrambi conoscono, e il Lanificio Paoletti rappresenta il materiale che ha reso il progetto possibile.

La ballerina Mary Jane di Momonì x Flabelus: il Lanificio Paoletti come punto di partenza

Il Lanificio Paoletti produce tessuti in Toscana con una storia che precede di decenni la nascita di entrambi i brand coinvolti in questa collaborazione. La scelta di questo materiale come fondamento della capsule non è casuale: è la decisione che definisce l’intera operazione. Un tessuto con una densità e una presenza materica riconoscibile diventa il filo conduttore tra una calzatura e un capo di abbigliamento, producendo una continuità stilistica che normalmente non esiste tra due categorie merceologiche separate.

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Momonì x Flabelus SS26: ballerina Mary Jane in tessuto Lanificio Paoletti, colorazione blu notte. Photo courtesy Momonì / Flabelus

La forma scelta da Flabelus per ricevere questo materiale è la ballerina Mary Jane, modello con cinturino, che nella primavera estate 2026 occupa una posizione centrale nel guardaroba femminile contemporaneo. Non per una scelta di tendenza contingente, ma perché la Mary Jane risolve un problema pratico che il mercato ha identificato con chiarezza: è una scarpa che funziona dalla mattina alla sera, che si abbina a registri formali e informali, e che nella versione in tessuto pregiato acquista una versatilità che la pelle o la gomma non garantiscono allo stesso modo. Caratteristica: cinturino, punta arrotondata, costruzione piatta. Processo: il tessuto del Lanificio Paoletti sostituisce i materiali convenzionali della calzatura sportiva o casual, portando una texture e una cadenza di luce che appartengono al mondo della sartoria. Significato per chi la indossa: la continuità visiva e materica con i capi Momonì della stessa stagione, dove lo stesso tessuto compare in due modelli di giacche della collezione SS26.

Questo è il dettaglio che vale la pena fermarsi a leggere bene. Il tessuto non è usato come citazione o come elemento decorativo applicato in superficie: è lo stesso materiale che scorre dalla giacca alla scarpa, costruendo un guardaroba in cui i pezzi si parlano con una coerenza che di solito richiede anni di lavoro stilistico per essere raggiunti. Come abbiamo raccontato analizzando la Saucony x Estudio Niksen Trainer 80, quando un progetto di collaborazione parte da un principio preciso e lo applica con coerenza su tutto l’oggetto, il risultato si legge anche da lontano, senza bisogno di etichette in vista.

Come abbinarla e perché funziona nel guardaroba contemporaneo

Le ballerine Mary Jane in tessuto si comportano diversamente dalle versioni in pelle o in camoscio quando si tratta di abbinamento. Il tessuto risponde alla luce in modo più articolato, e questo richiede qualche attenzione nelle scelte di costruzione del look. Con i toni naturali e le texture del Lanificio Paoletti, il campo di abbinamento più solido è quello dei capi morbidi e non strutturati: pantaloni a gamba dritta in cotone leggero, gonne midi in tessuto fluido, abiti da giorno in lino o seta lavata. La giacca della stessa collezione Momonì, dove compare lo stesso tessuto, è ovviamente l’abbinamento più coerente, ma non l’unico.

Sul fronte della manutenzione, i tessuti da lanificio richiedono attenzione specifica rispetto alle calzature convenzionali. L’umidità è il primo elemento da controllare: in caso di pioggia, asciugatura lenta a temperatura ambiente, lontana da fonti di calore dirette. La pulizia superficiale con panno morbido asciutto rimuove la polvere senza alterare la struttura del tessuto. Una piccola cura che, su un oggetto costruito intorno a un materiale selezionato con questa attenzione, ha un ritorno misurabile nel tempo.

La capsule Momonì x Flabelus è disponibile nelle boutique monomarca Momonì e online. I due modelli di calzature sono affiancati dalle giacche della collezione SS26 nello stesso tessuto Paoletti.

Quello che questa collaborazione dice della stagione in corso riguarda la direzione in cui si sta muovendo la moda donna quando lavora bene. Non verso l’eccezionalità del singolo pezzo, ma verso la coerenza del guardaroba come sistema. Quando il tessuto che attraversa la giacca arriva fino alla scarpa, il guardaroba smette di essere un insieme di pezzi separati e diventa un ragionamento unitario. È un risultato che richiede che due brand diversi, con storie e geografie distanti, trovino un linguaggio comune abbastanza preciso da tradursi in un oggetto che parla da solo.

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