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La poltrona ha smesso di stare in un angolo
Per anni la poltrona è stata il mobile che si comprava per completare il salotto. Si sceglieva il divano, si trovava il tappeto, si cercava una poltrona che non stonasse. Nel 2026 questa gerarchia si è invertita in modo visibile. Al Salone del Mobile di Milano, che ha chiuso i battenti con 316.342 visitatori da 167 Paesi, le poltrone occupavano il centro degli stand, non i bordi. Erano i pezzi attorno a cui si costruivano gli ambienti, non quelli che si aggiungevano dopo.
Parallelamente, le sedie hanno smesso di essere confinate al tavolo da pranzo. Entrano nel living, dialogano con i divani, si spostano tra gli ambienti con una leggerezza che fino a qualche anno fa non era parte del loro progetto. La seduta contemporanea non dichiara più la sua funzione: non è “da salotto” o “da cucina”, è da spazio, qualunque esso sia.
Bouclé, intrecci in corda e legni a vista mettono in evidenza la componente tattile delle sedute. A questa ricerca si affianca il lavoro sulle finiture e sul colore, che può rinnovare anche un disegno già consolidato.
I pezzi che raccontano il momento
Le sedute più interessanti presentate quest’anno si possono leggere attraverso tre tendenze precise. La prima è la materialità come progetto: il materiale non è il rivestimento, è la struttura stessa del ragionamento. La seconda è il ritorno elaborato del passato: pezzi storici che tornano in produzione non come nostalgia ma come risposta a bisogni contemporanei. La terza è la seduta che non sceglie: indoor o outdoor, residenziale o contract, un uso o più usi.
Materialità come progetto
La poltrona Iride di Furla Casa, presentata al Fuorisalone nell’installazione Bubble Up all’Hotel Milano Verticale, porta nel living la stessa sensibilità materica che il brand bolognese fondato nel 1927 ha costruito nella pelletteria. Linee arrotondate, volumi continui, una presenza che si percepisce senza dominare.

Poliform presenta Owen, poltrona firmata da Jean-Marie Massaud: struttura in legno scuro a vista, rivestimento in tessuto bouclé bianco, schienale che piega verso l’interno ai lati avvolgendo lateralmente chi siede. Il legno non è nascosto dall’imbottitura ma dichiarato, con una sezione rettangolare marcata che definisce un confine netto tra struttura e comfort.

Roberto Cavalli Home Interiors porta la poltrona Toulou in un territorio opposto: base in pietra naturale grezza non levigata, rivestimento in pelo lungo bianco, un dialogo esplicito tra morbidezza e durezza che è il tema visivo dell’intera proposta. La pietra non è trattata, l’irregolarità della base è parte del progetto.

La poltrona Kira di Zanat, brand bosniaco che nel 2026 celebra dieci anni di attività su una tradizione di intaglio del legno riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale, è in rovere con seduta e schienale in corda intrecciata naturale. La struttura ad angoli vivi con sezione circolare marcata sulle traverse mostra il processo costruttivo invece di nasconderlo.

Ditre Italia rilegge la stessa materialità in chiave scultorea con la poltrona Hairpin disegnata da Nika Zupanc, dove un solo elemento cilindrico rivestito forma gambe, braccioli e schienale: qui il tessuto non riveste la struttura, la diventa.

Anche colore e finitura contribuiscono a definire il carattere di una seduta. Con Tondina Pop 10, Infiniti riprende il disegno di Favaretto&Partners del 2016 in un’edizione limitata: seduta e schienale in polipropilene si abbinano a un telaio in acciaio con finitura lucida, coordinato tono su tono nelle varianti Wine Red, Grey Brown, Ocean Blue e Light Ivory. L’intervento conserva la forma originale e affida l’aggiornamento al rapporto tra le superfici e il colore.

Il ritorno elaborato del passato
B&B Italia riporta in produzione la poltrona Nena, progetto di Richard Sapper del 1984. La struttura è in tubolare di alluminio nero con cuscineria imbottita intercambiabile. Il meccanismo di chiusura, basato su giunti snodati in alluminio pressofuso, permette di piegare la poltrona e appenderla a parete tramite un gancio, riducendola a un profilo piatto. È un pezzo degli anni Ottanta che risponde a una delle domande più concrete dell’abitare contemporaneo: dove si mette una poltrona quando non serve.

La seduta che non sceglie
Arper presenta Aom, poltrona firmata da Jean-Marie Massaud composta da soli due elementi a incastro senza colle. La struttura è in polipropilene espanso leggero abbinato a un’imbottitura in Breathair, poliestere elastomerico riciclabile. Il peso contenuto permette di spostarla facilmente tra interno ed esterno senza che l’aspetto tradisca la destinazione.

Nella stessa logica si inserisce Cari, poltroncina Arper in tessuto verde bosco con base girevole a cinque razze: schienale avvolgente e braccioli integrati in un profilo continuo, altezza regolabile.
La seduta lounge Bruna di Marac lavora sulla stessa logica con strumenti diversi: linea continua, volume compatto, seduta ampia che si raccorda con lo schienale leggermente inclinato. La base cilindrica rafforza la percezione scultorea del pezzo.

Bross presenta Eera, seduta lounge progettata da Marco Zito con struttura in tubolare metallico e doghe in frassino per la versione indoor, iroko per quella outdoor. Il cuscino è reversibile: rivestito con due tessuti diversi sui due lati, si gira e cambia il registro visivo della seduta senza cambiarne la forma.


Nella stessa area di ricerca si inserisce anche il fronte tecnologico del relax. Groove di Aerre Italia sostituisce i braccioli tradizionali con sottili elementi imbottiti di chiusura e affida la regolazione di pedana e poggiatesta a un sistema a doppio motore indipendente, con sollevamento della pedana oltre il livello del cuore. Un approccio che sposta l’accento dalla materialità alla componente meccanica del comfort.


Le sedie: ibridazione come tendenza
Nel 2026 la sedia da pranzo entra nel living e la poltrona si alleggerisce fino a diventare sedia. L’ibridazione tra le due categorie è uno dei movimenti più evidenti della stagione.

Established & Sons presenta LayUp Lounge Chair interamente in legno massello: seduta, schienale e base nascono da un unico gesto formale che incurva e sega il materiale per creare il piano d’appoggio. Nessuna imbottitura, nessun metallo, nessuna giunzione a vista. Disponibile in rovere chiaro e noce scuro, cambia carattere mantenendo la stessa grammatica.

Kartell presenta AALAND, sistema di poltrone e sedute firmato da Patricia Urquiola in bouclé verde muschio con profilo organico e basso. I pezzi si avvicinano senza una logica di assemblaggio predeterminata, componibili liberamente senza perdere coerenza. Ogni elemento funziona da solo ma acquisisce senso nella relazione con gli altri.

Zanat completa la proposta con sgabelli treppiede e sedute dalla stessa grammatica della poltrona Kira: legno, corda, processo costruttivo a vista. Pezzi che si leggono come un sistema coerente, non come una collezione di oggetti separati.
Come si sceglie una poltrona nel 2026
La prima domanda da farsi non riguarda il colore né il tessuto. Riguarda lo spazio: la poltrona scultorea con volumi importanti ha bisogno di distanza intorno per essere letta correttamente. In un ambiente troppo pieno perde forza e diventa ingombrante. Il criterio di selezione parte dalle dimensioni della stanza, non dalle preferenze estetiche.
La seconda domanda riguarda la funzione reale: si tratta di una seduta da uso quotidiano intensivo o di un pezzo di carattere da posizionare con precisione? Le soluzioni sono diverse. Per uso quotidiano, le strutture con imbottitura intercambiabile o cuscino reversibile offrono flessibilità nel tempo. Per pezzo d’accento, i modelli con base scultorea o materiali insoliti come pietra o corda intrecciata funzionano meglio se inseriti in ambienti dalla composizione controllata.
Sul colore, la stagione in corso va verso i neutri caldi, i toni sabbia, i verdi desaturati e i marroni morbidi, spesso abbinati a tessuti con componente tattile forte. Il colore può integrare la seduta nello spazio oppure renderla più evidente. La scelta tra superfici opache e lucide contribuisce a definire la presenza della seduta nell’ambiente.
La seduta giusta non riempie uno spazio. Lo definisce. È questa la differenza che il design del 2026 ha reso più evidente di quanto non fosse negli anni precedenti, e che vale la pena tenere in mente prima di scegliere.
Questo articolo viene aggiornato con le nuove creazioni che vengono presentate durante l’anno. Torna a visitarlo per le novità.
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