Al Salone del Mobile 2026, chiuso a Milano con 316.342 presenze da 167 Paesi, la poltrona si è presa il centro dello stand. La tendenza dominante non era cromatica né tecnologica, ma tattile e curva: schienali continui, braccioli smussati e volumi arrotondati rivestiti di bouclé, in quello che Cose di Casa ha letto come il ritorno delle forme arrotondate.
Se stai esplorando le novità nel mondo delle nuove poltrone e sedie di design, la nostra guida raccoglie i modelli da conoscere, organizzati per tendenza.
La curva è una firma di Nika Zupanc
La poltrona Hairpin di Ditre Italia, firmata da Nika Zupanc, arriva tra le novità 2026 dell’azienda di Cordignano, in provincia di Treviso, fondata nel 1976. La progettista, slovena di Lubiana, è riconosciuta a livello internazionale dal lancio della lampada Lolita per Moooi, ed è una presenza ricorrente nel catalogo veneto: aveva già disegnato per Ditre la poltrona Vento, premiata con l’Archiproducts Design Award, e i tavoli Arcade ispirati ad archi e volte.

La poltrona arriva dentro la collezione 2026 dell’azienda, presentata alla Milano Design Week come un ritorno all’idea di casa intima e raccolta, e si aggiunge alle sedute che abbiamo raccolto nella nostra selezione di novità dal Salone del Mobile 2026. Il punto non è la collaborazione in sé, ma la coerenza. Mentre il mercato scopre adesso la linea continua, il lavoro di Zupanc la pratica da anni come grammatica personale, fatta di forme organiche curvate fino a sembrare modellate da una forza naturale. Hairpin nasce da questa mano e prende il nome dalla forcina, l’oggetto che piega un solo filo su sé stesso senza tagliarlo.
Hairpin, una linea sola dalla gamba allo schienale
Hairpin si regge su un’unica idea costruttiva: un elemento cilindrico che parte dalle gambe, sale a formare i braccioli e avvolge lo schienale senza mai interrompersi. Larga 86 centimetri, profonda 91 e alta 80, tiene insieme due cose, un volume compatto quasi cubico per la seduta e questo nastro morbido che gli gira intorno.

Sotto il rivestimento il progetto è più tecnico di quanto la morbidezza lasci immaginare. La struttura combina masselli di abete, pannelli in legno multistrato di classe E1 e un elemento tubolare in acciaio rivestito di poliuretano schiumato a freddo; la seduta affida il comfort a nastri elastici di fibra propilenica e lattice, incrociati e pretensionati, mentre le imbottiture cambiano densità dove serve, più sostenute sotto, più cedevoli sullo schienale. Il rivestimento, non sfoderabile, si declina in tessuto, in Tosca o in pelle, con la trama montata in verticale; nelle immagini di presentazione è un tessuto a trama fitta verde salvia, della stessa famiglia tattile del bouclé di stagione, che copre anche il tubolare, così il materiale non riveste la struttura, diventa la struttura visibile. È il principio del rivestimento continuo che al Salone del Mobile 2026 ha attraversato sedie e letti, la cucitura e la superficie portate al centro del progetto.
La doppia densità dell’imbottitura, più ferma sotto e più morbida dietro, è la ragione per cui una forma così scultorea resta comoda nell’uso quotidiano e non solo bella da guardare. Quello che cambia, per chi la guarda prima ancora che per chi la usa, è l’assenza di interruzioni. L’occhio non trova giunzioni o attacchi, punti in cui un pezzo finisce e un altro comincia: segue un gesto solo, dalla gamba al bracciolo allo schienale. Poggiata su piedini neri alti un centimetro, Hairpin sembra appoggiata a terra senza peso e si legge come una scultura tattile, non come un mobile da completare.
Dove mettere una poltrona scultorea
Una poltrona così non si compra per riempire un vuoto. Chiede spazio intorno per essere letta: in un ambiente troppo pieno la linea continua si perde e il volume diventa ingombro. Funziona come pezzo d’accento in una composizione controllata, dove pochi elementi dialogano a distanza, e regge bene anche l’accostamento in coppia, come nelle immagini di Ditre in cui due esemplari condividono lo stesso tappeto.
Sul colore, la stagione spinge verso i neutri caldi, i toni sabbia e i verdi desaturati come quello scelto per la presentazione, tinte che non accendono la seduta ma la integrano nello spazio. Chi cerca un contrasto lavora meglio con tessuti profondi e opachi che con colori brillanti, lasciando alla forma il compito di farsi notare.
Resta la domanda da cui la stagione era partita: cosa significa che la seduta si è presa il centro della stanza. Una linea che non si interrompe è la risposta più diretta. Non arreda un angolo, disegna il modo in cui ci si siede e lo spazio che intorno le serve per esistere.
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