Il Salone del Mobile 2026 si è chiuso con 316.342 visitatori da 167 Paesi. Un numero che dice poco di quello che si è visto davvero, tra i padiglioni di Rho Fiera e gli showroom del centro città. Perché il Salone non è mai la somma dei suoi dati: è la qualità di ciò che succede dentro quelle giornate, il tipo di domande che i brand decidono di porsi, i materiali che scelgono di mettere in primo piano. Il 2026 ha avuto un filo conduttore chiaro, anche se nessuno lo ha dichiarato esplicitamente: la materia conta più della forma. Il legno, la pietra, il marmo, la pelle lavorata a mano, il tessuto che si tocca prima di essere guardato. Una stagione che ha restituito all’arredamento la sua funzione più antica, quella di raccontare chi abita quegli spazi.
Abbiamo cercato di sintetizzare quelle che ci sono apparse le tendenze emerse da questo Salone del Mobile 2026 attraverso una selezione di arredi che ci hanno colpito, non avendo la presunzione di riassumere in un solo articolo tutte le realizzazioni interessanti presenti al Salone.
ETEL e Cristián Mohaded: il legno di scarto che diventa scultura

Allo showroom di Via Pietro Maroncelli 13, nel quartiere Brera, il brand brasiliano ETEL ha presentato Entropia, la collezione firmata da Cristián Mohaded con gli artigiani dell’atelier di San Paolo. I pezzi sono costruiti interamente con frammenti di legni di specie diverse accumulati negli anni come scarti di produzione, intagliati e assemblati a mano. Quello che nelle immagini sembra un mosaico di superfici è in realtà il risultato di un processo che ha trasformato materiali destinati allo scarto in presenze scultoree: totem verticali, un low cabinet con la fascia inferiore interamente lavorata, una console con sezione di tronco a vista, uno specchio dalla forma irregolare dettata dai materiali stessi. La collezione è firmata congiuntamente da Mohaded e dagli artigiani che l’hanno realizzata. Nella stessa settimana, il designer riceveva il premio EDIDA Designer of the Year.
Abbiamo dedicato a Entropia un approfondimento completo, con la storia della collezione, il processo produttivo e la storia di ETEL.
B&B Italia: la poltrona che si appende al muro
La poltrona Nena di B&B Italia, progettata da Richard Sapper nel 1984, è tornata in produzione in questa edizione del Salone.
La fotografia di presentazione mostra due stati opposti dello stesso oggetto: a sinistra la poltrona in posizione d’uso, con struttura in tubolare di alluminio nero e cuscineria imbottita; a destra lo stesso pezzo piegato e appeso a parete tramite un gancio, ridotto a un profilo piatto che occupa pochissimo spazio. Il meccanismo di chiusura, basato su giunti snodati in alluminio pressofuso, permette il passaggio da un formato all’altro con un gesto solo. La seconda immagine mostra l’intera gamma cromatica disponibile: oltre dieci varianti di rivestimento appese in fila, ciascuna con struttura identica e imbottitura intercambiabile. Un pezzo del 1984 che nel 2026 risponde a una delle domande più concrete dell’abitare contemporaneo: dove metto una poltrona quando non mi serve.
Toscanini: quando il portabito diventa oggetto da collezione
Toscanini, azienda di Borgosesia in provincia di Vercelli, porta alla Milano Design Week 2026 una proposta che ribalta la gerarchia tra oggetto funzionale e oggetto di design.
Le immagini mostrano portabiti rivestiti in tessuto Rubelli con pattern a strisce diagonali che mescolano arancio bruciato, turchese e bianco consumato: una texture che richiama la pittura gestuale più che il decoro tessile. La struttura è quella classica del portabito sagomato con traversa inferiore, ma il rivestimento continuo a soletta incassata elimina qualsiasi cuciture a vista, trasformando la superficie in un campo cromatico uniforme. Sul retro, una piega a fazzoletto introduce un dettaglio di sartoria che non si vede mai nell’uso quotidiano ma che definisce la qualità costruttiva. Pezzi pensati per spazi residenziali di alta gamma, boutique e hospitality, dove anche l’organizzazione del guardaroba fa parte del progetto d’interni.
Arper: la seduta essenziale e quella organica
Arper presenta al Salone due proposte che occupano spazi diversi nel catalogo contemporaneo. La prima immagine mostra lo stand Arper con il tema (Re)Connecting: un ambiente ampio e avvolgente, con pareti in fili verticali che filtrano la luce, vegetazione a terra e proiezioni di paesaggi naturali sullo sfondo.
Al centro, la poltrona Aom di Jean-Marie Massaud: un volume morbido e compatto, privo di struttura rigida a vista, che nasce da un sistema a soli due elementi a incastro senza colle, progettato per essere smontato, separato nei materiali e avviato al riciclo a fine vita.
La seconda immagine mostra la poltroncina Cari in tessuto verde bosco con base a cinque razze nere: schienale avvolgente e braccioli integrati in un profilo continuo, seduta ampia, altezza regolabile. Due approcci allo stesso problema, comfort e sostenibilità, che trovano risposte progettuali molto diverse.
Carimali: una doccia esterna che scompare nel paesaggio
Carimali, fondata nel 1985 sul Lago d’Orta e oggi con showroom a Milano in Via San Marco 24, presenta Cruna: una doccia per esterni progettata da Chiara Caberlon e Marco Forbicioni. L’immagine mostra il pezzo nel suo contesto naturale, a bordo piscina in un giardino mediterraneo con palme, cactus e sdraio in legno chiaro.
La struttura in acciaio AISI316L spazzolato si riduce a due elementi: un montante verticale sottilissimo e un arco sommitale che ne richiama la sagoma. La proiezione dell’ombra sulla parete dietro restituisce una silhouette che ricorda la cruna di un ago, il riferimento progettuale dichiarato. Un pezzo che nel paesaggio quasi sparisce, lasciando al giardino tutta la scena.
Established & Sons: lo stand come dichiarazione di identità
Tra gli stand più riconoscibili di questa edizione, quello di Established & Sons occupa uno spazio scenografico con pareti profondo blu notte e un piano inclinato che porta le sedie in primo piano come fossero in un auditorium.
La LayUp Lounge Chair, pezzo centrale della presentazione, è interamente in legno massello: seduta, schienale e base nascono da un unico gesto formale che incurva e sega il materiale per creare il piano d’appoggio senza aggiungere elementi. Nelle versioni in rovere chiaro e noce scuro, la sedia cambia carattere mantenendo la stessa grammatica. Niente imbottitura, niente metallo, niente giunzioni a vista. Il legno fa tutto.
Kartell: Lepid e AALAND, due grammatiche di Patricia Urquiola
Kartell porta al Salone due collezioni firmate da Patricia Urquiola che lavorano su principi opposti e si completano. Lepid è un sistema di contenimento, librerie e console, costruito sul bordo come elemento generativo: il profilo di ogni modulo è marcato, visibile, quasi disegnato a matita sul perimetro della struttura. Nelle immagini si vede come le mensole e i ripiani non si limitino a contenere oggetti ma traccino linee nello spazio, creando un ritmo orizzontale e verticale che continua da un modulo all’altro come se fosse un unico segno. Il risultato è un sistema che non sparisce contro la parete ma la organizza con un linguaggio grafico preciso.
AALAND ragiona all’opposto. Il sistema di divani, poltrone e pouf in bouclé verde muschio ha profilo organico e basso, senza bordi definiti: i pezzi si avvicinano e si toccano senza una logica di assemblaggio predeterminata. Nell’immagine la composizione sembra emergere dal pavimento invece che essere posata su di esso. Ogni elemento funziona da solo ma acquista senso nella relazione con gli altri, e la stessa configurazione può essere scomposta e riorganizzata senza perdere coerenza. Due sistemi che rispondono alla stessa domanda, come si ordina uno spazio, con risposte completamente diverse.
Marac: il divano curvo che ridefinisce la zona giorno
Marac, azienda di Cantù, presenta Leopold nella sua configurazione curva: un divano che nell’immagine si mostra nella versione in tessuto naturale chiaro con profilo circolare, cuscini ampi e braccioli contenuti.
La curvatura non è un dettaglio decorativo ma una scelta compositiva: la forma concava invita a stare insieme verso il centro, ridefinendo l’orientamento della zona giorno rispetto alla classica disposizione frontale. La base bassa e lineare alleggerisce visivamente il volume dell’imbottitura. Un pezzo firmato dalla direzione artistica di Enrico Cesana che porta nel living contemporaneo un gesto formale preciso.
Marchi Cucine: cinquant’anni e una cucina che sembra sempre esistita
Nel 2026 Marchi Cucine, fondata nel 1976 a Vescovato in provincia di Cremona da Gianluigi Marchi e oggi guidata dalla figlia Flora Marchi, celebra il proprio cinquantesimo anniversario.
L’immagine mostra Agatha, modello della collezione Cottage progettata da Flora Marchi: una cucina con travi a vista in legno scuro, pavimento in pietra, ante con profilo shaker in toni grigio-verde, piano in legno naturale, panca e tavolo rustici al centro. La cappa con dettagli in ottone e la grande finestra che porta luce naturale completano una composizione che guarda deliberatamente al passato senza risultare nostalgica. Ogni elemento ha un peso specifico, materiale e visivo, che costruisce un’atmosfera prima ancora che una funzione.
Minotti: geometria essenziale per il living contemporaneo
Minotti porta al Salone il sistema di sedute Coupé, firmato da Giampiero Tagliaferri. L’immagine mostra la configurazione curva in tessuto sabbia: profilo ampio e avvolgente, schienale inclinato verso l’esterno, cuscini profondi, base quasi invisibile.
Il divano ha un profilo che i decenni recenti avevano quasi dimenticato: largo, inclinato verso l’esterno, con cuscini profondi che spostano il baricentro verso il basso. Tagliaferri non aggiunge dettagli: lavora sulla geometria di base, sulla curva, sul modo in cui il tessuto dialoga con la forma senza sovrapporsi ad essa.
Musola: un’altalena da giardino con struttura da galleria
Musola, brand spagnolo, presenta NIU: un’altalena da esterno con struttura in tubolare di acciaio inossidabile verniciato color ruggine e seduta a conchiglia in tessuto tecnico grigio chiaro. L’immagine mostra il pezzo sotto un ulivo secolare, con sdraio e tavolino rotondo visibili sullo sfondo. L’arco che forma la struttura di supporto ha un profilo pulito e regolare che contrasta con la presenza organica dell’albero. Il cuscino della seduta è morbido e concavo, pensato per contenere il corpo senza stringerlo. Un oggetto che porta nel giardino domestico la stessa cura formale che si riserva solitamente all’arredo interno.
Nardi: il lettino prendisole che risolve tre problemi in uno
Nardi presenta Plano, lettino prendisole in resina fiberglass disegnato da Raffaello Galiotto. L’immagine mostra il pezzo in verde salvia con schienale reclinato: linee pulite, gambe sottili con angolo leggermente inclinato, superficie continua senza interruzioni visive tra seduta e schienale. Il meccanismo di snodo brevettato permette la rotazione dello schienale fino alla posizione completamente orizzontale, eliminando il gradino che si crea normalmente tra le due parti del lettino. Nella versione flat, il profilo è talmente sottile da permettere la sovrapposizione di più pezzi in uno spazio minimo. Un oggetto che risolve tre problemi contemporaneamente: estetica, funzione e logistica di stoccaggio.
Poliform: Owen e la poltrona che si avvolge su se stessa
Poliform presenta Owen, poltrona firmata da Jean-Marie Massaud. L’immagine mostra il pezzo in tessuto bouclé bianco con struttura in legno scuro a vista: schienale ampio e avvolgente, braccioli integrati nel profilo continuo dell’imbottitura, gambe in legno con sezione rettangolare marcata. Il dettaglio progettuale più evidente è il modo in cui lo schienale piega verso l’interno ai lati, avvolgendo lateralmente chi siede senza chiuderlo. Una geometria che richiama la superficie di Möbius, per cui lo schienale sembra un nastro che gira su se stesso prima di tornare al punto di partenza. Base in legno che contrasta con la morbidezza del rivestimento, confine netto tra struttura e comfort.
Roberto Cavalli Home Interiors: la poltrona Toulou tra pelle e terra
Roberto Cavalli Home Interiors presenta la poltrona Toulou in un interno che racconta un’estetica precisa: pareti bianche, pavimento in cemento grezzo, tappeto a zebrature rosse e bianche, scultura totem in legno al centro. Le due poltrone Toulou in pelo bianco lungo con base in pietra naturale grezza occupano lo spazio come presenze animali, basse e dense. Il tessuto a pelo lungo, tagliato corto e uniforme, contrasta con la base irregolare in pietra che non è levigata ma lasciata nella sua forma naturale. Un dialogo tra morbidezza e durezza che è il tema visivo dell’intera scena.
Ronal Bathrooms: la sauna che entra in casa senza ingombrare
Ronal Bathrooms, divisione wellness del gruppo svizzero Ronal Group, presenta Nuvola: una sauna domestica in abete nordico con doghe orizzontali sottili e frontale interamente in cristallo. L’immagine mostra il pezzo installato in un angolo luminoso di una stanza residenziale, con vaso di fiori secchi a lato e luce naturale che entra dalla finestra. La struttura è perfettamente incassata nella parete, con il perimetro esterno pulito che si mimetizza con il rivestimento della stanza. L’interno mostra due livelli di panche, il secchio per le pietre e il pannello di controllo digitale sulla parete laterale. Un oggetto che fino a qualche anno fa apparteneva esclusivamente agli spazi wellness professionali e che nel 2026 trova una collocazione domestica senza compromessi estetici.
Tomasella: quando l’armadio diventa architettura
Tomasella, fondata nel 1948 a Brugnera in provincia di Pordenone, presenta Logica Plus+ in tre configurazioni che mostrano l’ampiezza del sistema. La prima immagine mostra l’armadio nella versione living: una parete continua in tono neutro sabbia che ingloba la TV, una libreria retroilluminata e volumi chiusi su tre lati della stanza, quasi senza interruzioni. La seconda immagine porta il sistema in una scala ancora più grande: un blocco a pianta quadrata che occupa un intero angolo dell’appartamento, con porta integrata che si apre su un vano interno illuminato. La terza immagine mostra la versione camera con anta vetro scorrevole e toeletta integrata, nicchia retroilluminata in blu petrolio e specchio tondo che emergono dalla continuità della finitura beige.
La libreria Andromeda completa la proposta con strutture a doppio sistema: una colonna piena in noce con ante vetro scorrevole a tutta altezza e, accanto, un sistema aperto con montanti verticali in metallo e mensole orizzontali che crea un ritmo trasparente tra pieno e vuoto.
Zanat: dieci anni di intaglio UNESCO tra legno e corda intrecciata
Zanat, brand bosniaco fondato sulla tradizione di intaglio del legno della famiglia Nikšić con 106 anni di storia riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale, compie dieci anni e celebra l’anniversario con una nuova collezione presentata anche al Salone 2026.
La poltrona Kira in rovere con seduta e schienale in corda intrecciata naturale è il pezzo che meglio sintetizza l’identità del brand: struttura ad angoli vivi con sezione circolare marcata sulle traverse, intreccio che non nasconde ma mostra il processo costruttivo. Lo stand mostra la famiglia completa con tavolo da pranzo in rovere dalle gambe massicce, tavolino basso in noce, sgabello treppiede in legno scuro e diversi oggetti della collezione The Zanat Ten, i dodici pezzi firmati dai collaboratori storici del brand per l’anniversario, tra cui il tavolino LP di Michele De Lucchi e il porta-candele in legno intagliato.
Ritmonio: Elementap e la logica degli incastri
Ritmonio presenta Elementap: un sistema di mensole a parete composto da moduli rettangolari bianchi agganciati a due montanti verticali in acciaio. L’immagine mostra il sistema in un interno caldo con pavimento in corda naturale e poltrona in legno e intreccio tessile: i moduli sono posizionati a diverse altezze sui due binari, con un’inclinazione leggermente libera che suggerisce flessibilità compositiva. Alcuni vani sono aperti, altri chiusi, con oggetti domestici disposti senza ordine prestabilito. Un sistema che rinuncia alla simmetria come principio organizzativo e guadagna in adattabilità a spazi e oggetti diversi.
Una stagione in cui la materia ha parlato più della forma
Il filo conduttore del Salone 2026 non era uno stile. Era un’attitudine: quella di chi sceglie di partire da ciò che il materiale ha già da dire, invece di imporgli una forma dall’esterno. Legno di recupero che diventa scultura, pietra che emerge come base di una poltrona, corda intrecciata che mostra il gesto del costruttore, pelle rivestita che trasforma un portabito in un oggetto da progetto. La casa del 2026 non cerca superfici perfette. Cerca superfici vere, capaci di invecchiare bene e di raccontare qualcosa di chi le ha fatte, e di chi le abita.
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