Home » Bellezza e cura di sè » Sudorazione eccessiva: cosa succede alla pelle e il nuovo latte deodorante di BioNike che dura 96 ore

C’è una soglia, nella sudorazione, oltre la quale smette di essere un meccanismo fisiologico e diventa un problema concreto. Non è una questione di temperatura ambientale, né di intensità dell’allenamento. È qualcosa che accade prima: prima che il corpo abbia una ragione per farlo, prima che la situazione lo richieda, in riunione, a riposo, in una giornata di settembre che non ha niente di eccezionale.

Chi conosce questa soglia sa che non si tratta solo di disagio fisico. Si tratta di come ci si sente addosso agli altri.

Perché sudiamo: il meccanismo che la maggior parte dei prodotti ignora

Il sudore nasce come risposta termica. Le ghiandole eccrine, distribuite su quasi tutta la superficie cutanea, producono una soluzione acquosa che evapora sulla pelle abbassandone la temperatura: un sistema di raffreddamento preciso, silenzioso, costante. In condizioni normali questo meccanismo non si nota. Si attiva, svolge il suo compito, si ferma.

Le ghiandole apocrine funzionano in modo diverso. Concentrate nelle ascelle e in alcune altre zone corporee, producono un secreto più ricco di lipidi e proteine. Il sudore apocrino, da solo, è quasi inodore. Quello che genera l’odore sgradevole è ciò che accade dopo: i batteri del microbiota cutaneo degradano le molecole organiche del secreto e producono composti volatili con odore caratteristico. Il problema, in altre parole, non è il sudore in sé. È l’interazione tra il sudore e la flora batterica che abita la pelle.

Questa distinzione cambia il modo in cui si pensa alla formulazione di un deodorante.

Quando il sudore diventa un problema: iperidrosi e impatto sulla vita quotidiana

L’iperidrosi è definita come una produzione di sudore superiore a quella necessaria per la termoregolazione. Non è rara: alcune stime indicano che interessa tra il 2 e il 3 percento della popolazione adulta nei paesi occidentali, con picchi nelle fasce d’età più giovani. Si manifesta in forme diverse: localizzata ai palmi, alle piante dei piedi o alle ascelle nell’iperidrosi primaria, diffusa su tutto il corpo quando è secondaria a condizioni sistemiche come alterazioni tiroidee, diabete o effetti collaterali farmacologici.

Quello che la letteratura dermatologica documenta con chiarezza è l’impatto sulla qualità della vita. Uno studio pubblicato sul Journal of the American Academy of Dermatology ha rilevato che i pazienti con iperidrosi riportano livelli di disagio sociale paragonabili a quelli associati a condizioni cutanee croniche come la psoriasi. Le conseguenze non sono solo fisiche: l’ansia da prestazione, l’evitamento delle situazioni sociali, la scelta degli abiti in funzione del problema sono pattern ricorrenti tra chi convive con questa condizione.

Il dermatologo rimane il punto di riferimento per le forme clinicamente rilevanti, dove il percorso terapeutico può includere antitraspiranti a base di cloruro di alluminio ad alta concentrazione, ionoforesi, tossina botulinica e, nei casi più severi, procedure chirurgiche. Per le forme moderate, tuttavia, il confine tra trattamento medico e cosmetico si è fatto negli ultimi anni molto più sottile, grazie all’evoluzione delle formulazioni disponibili in farmacia.

Il ruolo del microbiota cutaneo: la svolta che cambia la formulazione dei deodoranti

La ricerca cosmetologica degli ultimi anni si è concentrata su un punto preciso: invece di eliminare i batteri responsabili dell’odore, è possibile modularne l’attività? La risposta, sempre più supportata dalla letteratura scientifica, è sì.

Il microbiota cutaneo non è un agente patogeno da combattere. È un ecosistema complesso, la cui composizione varia da persona a persona e da zona corporea a zona corporea. Nelle ascelle convivono specie batteriche diverse, alcune delle quali producono enzimi che degradano i lipidi del sudore apocrino generando i composti maleodoranti. Intervenire selettivamente su queste specie, senza alterare l’equilibrio generale della flora cutanea, è l’obiettivo di una nuova generazione di ingredienti deodoranti che agiscono non per azione battericida, ma per regolazione biologica.

Tra questi ingredienti si colloca l’estratto da cellule staminali vegetali di Morinda citrifolia, una pianta tropicale della famiglia delle Rubiaceae, nota in etnobotanica per le sue proprietà bioattive. Nelle formulazioni cosmetiche più recenti viene impiegata come biomodulatore del microbiota cutaneo, con l’obiettivo di ridurre selettivamente l’attività delle specie batteriche coinvolte nella produzione di odore, senza compromettere le specie protettive.

BioNike Defence Deo Active 96h: come funziona il nuovo latte deodorante

BioNike nasce nel 1945 come laboratorio farmaceutico italiano specializzato in dermatologia. In quasi ottant’anni di attività ha costruito una reputazione fondata sulla tollerabilità cutanea, con una linea storica dedicata alle pelli sensibili e una presenza consolidata nel canale farmacia e parafarmacia. La linea Defence Deo rappresenta la risposta della ricerca BioNike alle diverse tipologie di sudorazione, declinata in quattro formulazioni distinte per intensità e tollerabilità.

Tubo BioNike Defence Deo Active 96h latte deodorante antitraspirante per sudorazione eccessiva
BioNike Defence Deo Active 96h Latte Deodorante — Photo courtesy BioNike

Il nuovo Latte Deodorante Defence Deo Active 96h si rivolge specificamente a chi presenta una sudorazione intensa o difficile da controllare con i deodoranti convenzionali. È un’emulsione a texture lattescente, a rapido assorbimento, formulata per lasciare la pelle asciutta senza residui. È indicata anche per mani e piedi, estendendo l’utilizzo oltre la zona ascellare.

Il profilo funzionale si articola su tre componenti. Il biomodulatore del microbiota, basato sull’estratto di Morinda citrifolia già descritto, agisce sull’origine biologica dell’odore modulando la flora batterica responsabile della sua formazione. Il complesso minerale SmartSorb, combinazione di ingredienti adsorbenti e di un sale di zinco ad azione astringente, controlla l’umidità locale e la formazione di odore con un’efficacia dichiarata progressiva e a lunga durata. Il sale di alluminio al cinque percento, infine, svolge la funzione antitraspirante agendo superficialmente a livello dei dotti secretori delle ghiandole sudoripare, riducendo il volume di sudore che raggiunge la superficie cutanea.

La texture latte, meno comune rispetto al classico roll-on o stick, ha una logica precisa: l’emulsione a rapida penetrazione riduce il tempo di attesa prima di vestirsi e minimizza il deposito visibile sugli abiti, fattore rilevante per chi utilizza antitraspiranti quotidianamente. Il formato è il tubo dispenser da 50 ml, con un prezzo al pubblico consigliato di 15,90 euro.

La linea Defence Deo: quattro risposte per quattro tipi di pelle

Il Latte Active 96h si inserisce all’interno di una linea strutturata per coprire esigenze diverse senza sovrapposizioni. Defence Deo Fresh risponde alle necessità di freschezza quotidiana con un’efficacia di 48 ore. Active, nelle sue versioni, è pensato per i momenti più stressanti e per la sudorazione intensa, con l’estensione ora a 96 ore. Sensitive è formulato per le pelli sensibili che tendono a reagire agli antitraspiranti convenzionali. Ultra Care si rivolge alle pelli ipersensibili, quelle che non tollerano la presenza di sali di alluminio e richiedono formulazioni specificamente prive di antitraspiranti chimici.

La logica della linea rispecchia un approccio dermatologico che BioNike applica trasversalmente: partire dalla pelle, non dal prodotto. La disponibilità esclusiva in farmacia e parafarmacia rientra in questa coerenza, posizionando la linea nel contesto di una consulenza professionale piuttosto che nell’acquisto impulsivo.


La sudorazione eccessiva è rimasta a lungo nell’angolo cieco della cosmetica, trattata come un problema di igiene piuttosto che come una condizione con una fisiopatologia precisa e soluzioni specifiche. La convergenza tra ricerca sul microbiota cutaneo e formulazione cosmetologica sta ridefinendo questo confine: i deodoranti più avanzati non si limitano a mascherare, né soltanto a bloccare. Modulano. Ed è in questa distinzione che si misura la distanza tra una generazione di prodotti e la successiva.

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