Lui le sistema la visiera del cappellino, lei sorride. Sul tavolino ci sono due tazze, un dolce, una bottiglia d’acqua. In una delle immagini che accompagnano il nuovo corso di Hausbrandt, il caffè entra così: dentro un piccolo gesto di confidenza. Il marchio si vede sulle porcellane, ma la fotografia lascia spazio alle persone. È una scelta che aiuta a leggere la direzione annunciata dall’azienda: raccontare l’espresso anche attraverso ciò che gli succede intorno.
Nell’ottobre 2026, Hausbrandt presenta un’evoluzione del proprio posizionamento e della comunicazione, con l’obiettivo di rendere più attuale e riconoscibile un’identità costruita in oltre centotrent’anni. Un percorso che tiene insieme le origini triestine, il patrimonio grafico e il rapporto con chi consuma il caffè, al bar e a casa. Proprio la dimensione domestica assume un rilievo commerciale preciso: l’azienda indica nella presenza nella grande distribuzione uno degli strumenti per avvicinarsi ulteriormente ai consumatori italiani.

Per capire da dove parta questa operazione basta guardare un altro scatto diffuso dal marchio. Sopra la macchina per espresso, le tazzine sono impilate in file; sulle mensole si allineano le confezioni, mentre al centro compare la Moka rossa di Hausbrandt. È il paesaggio familiare del bar, dove un simbolo viene riconosciuto spesso prima ancora che se ne legga il nome.
Quella figura ha una storia propria. Nata negli anni Sessanta dalla creatività di Luciano Biban, la Moka ha attraversato diverse interpretazioni grafiche. Il ritorno al rosso originario risale al restyling del 2022, realizzato per i 130 anni del marchio. Il percorso annunciato oggi riparte dunque da un segno già consolidato, affiancato dal bianco e dal nero del suo codice visivo. La storia del Gruppo Hausbrandt e la cronologia del marchio ne ricostruiscono l’evoluzione.
Anche Trieste resta ben visibile in questa identità, accanto alla data di nascita, il 1892. Città di porto e di scambi, offre al racconto aziendale un riferimento concreto per la sua vocazione internazionale. Un’altra tappa arriva nel 1988 con Martino Zanetti, che acquisisce Hausbrandt conservandone il nome. Oggi il comunicato affida la nuova prospettiva alla generazione rappresentata da Arianna Zanetti, presidente e CEO di Hausbrandt.
«Grazie al caffè si creano relazioni, nascono legami, si rivivono ricordi, ci si concede spazio e momenti di amicizia», dichiara Zanetti. È il passaggio che più direttamente trova riscontro nelle immagini: la tazzina appartiene a un momento condiviso, e la comunicazione cerca in quella relazione il proprio punto di contatto con il pubblico.
L’azienda riassume il progetto in cinque riferimenti: icona, storia, arte e cultura, caffè, persone. La loro tenuta si misurerà nella capacità di farli convivere. Il patrimonio di illustrazioni e grafica offre materiali da reinterpretare; selezione e tostatura riportano l’attenzione sul prodotto; baristi, professionisti della ristorazione e partner sono gli interlocutori attraverso cui quella cultura arriva ogni giorno al cliente.
È qui che il rinnovamento d’immagine incontra il lavoro commerciale. Al bar, Hausbrandt può essere riconosciuta sulla tazzina, sulla macchina, nell’insegna. Nella grande distribuzione, il rapporto passa anche dalla confezione e dalla scelta davanti allo scaffale. L’intenzione dichiarata è rafforzare questo secondo contatto, portando il marchio più vicino al consumo domestico.
Il comunicato non dettaglia nuove referenze, insegne coinvolte o tempi di ampliamento della distribuzione. Indica però una direzione chiara: accompagnare il consumatore anche fuori dai luoghi tradizionali dell’espresso. Per Hausbrandt, la nuova immagine dovrà funzionare proprio in questo passaggio, dal caffè ordinato al banco a quello scelto per casa.



