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Robot domestici in cucina: cosa sa fare davvero NEO di 1X (e cosa no)

I robot umanoidi entrano in cucina: a Eurocucina 2026 debutta in Italia NEO di 1X con Smeg. Cosa sa fare, quanto costa e chi sono i competitor.

Robot umanoide NEO di 1X e Vittorio Bertazzoni presidente Smeg a Eurocucina 2026 Salone del Mobile Milano
Vittorio Bertazzoni, Presidente di Smeg, presenta il robot umanoide NEO di 1X Technologies a Eurocucina 2026, Salone del Mobile di Milano. Photo courtesy Smeg

Qualcosa è cambiato nel modo in cui guardiamo la cucina. Non nei materiali, non nelle forme — quelle evolvono per gradi, stagione dopo stagione, con la discrezione dei fenomeni che durano. È cambiata la domanda di fondo: non più soltanto cosa mettere in cucina, ma chi la abita insieme a noi. Il 2026 è l’anno in cui questa domanda ha smesso di essere fantascienza e ha preso corpo in una serie di prototipi, presentazioni e collaborazioni che cominciano a raccontare un mercato reale. I robot domestici umanoidi esistono, costano, si comprano — o almeno si prenotano — e per la prima volta vengono progettati non per i magazzini o per le fabbriche, ma per lo spazio più personale della casa.

Il segnale più visibile di questa transizione arriva da Eurocucina 2026, dove nel padiglione 4 del Salone del Mobile di Milano ha preso vita una dimostrazione che pochi avrebbero immaginato possibile ancora tre anni fa. Non è una coincidenza di calendario: secondo le stime di Research Nester, il mercato globale dei robot umanoidi vale nel 2026 circa 4,23 miliardi di dollari, in crescita da 3,14 miliardi del 2025, con proiezioni che lo portano a superare gli 80 miliardi entro il 2035 a un tasso annuo composto del 38,5%. Numeri che spiegano perché, in meno di dodici mesi, si siano materializzati sul mercato o nelle fiere internazionali almeno sei prototipi distinti pensati per l’ambiente domestico — ciascuno con una filosofia progettuale diversa, ciascuno con una risposta diversa alla stessa domanda: cosa vuol dire un robot che vive con noi.

NEO di 1X: il primo robot pensato per la cucina italiana

Il protagonista della dimostrazione milanese si chiama NEO ed è prodotto da 1X Technologies, startup californiana con sede a Palo Alto fondata nel 2014 con un obiettivo dichiarato fin dall’inizio: costruire robot umanoidi per vivere nelle case, non nelle industrie. Alta 1,68 metri, pesante 30 chilogrammi, NEO opera a 22 decibel — meno di molti elettrodomestici che già abbiamo in cucina. Le sue mani dispongono di 22 gradi di libertà e sono certificate IP68, il che le rende impermeabili e adatte a superfici bagnate, a prendere pentole, a interagire con rubinetti e lavatrici. Il robot riconosce gli ingredienti, suggerisce ricette, aziona elettrodomestici di uso comune e, secondo quanto dichiarato dal produttore, impara nel tempo attraverso aggiornamenti software che ampliano progressivamente le sue capacità.

Il debutto italiano di NEO non avviene in uno spazio neutro. È nello stand di SMEG, il brand emiliano fondato nel 1948 a Guastalla — il cui nome per esteso è Smalterie Metallurgiche Emiliane Guastalla — che NEO dimostra concretamente di saper interagire con gli elettrodomestici. La scelta non è casuale: SMEG è da decenni uno dei riferimenti internazionali della cucina italiana per il disegno, la qualità dei materiali e un linguaggio estetico riconoscibile a colpo d’occhio. Portare NEO in quello spazio significa testare l’ipotesi che un robot domestico possa non soltanto funzionare in cucina, ma appartenere alla cucina — al suo ritmo, alla sua estetica, alla sua logica quotidiana.

Il mercato: chi si muove e con quale approccio

NEO non è solo. Il 2026 è l’anno in cui almeno sei player di peso hanno reso visibili i propri progetti di robot domestici, aprendo un confronto che vale la pena leggere per differenze di filosofia, non di specifiche tecniche.

LG Electronics ha presentato CLOiD al CES di Las Vegas a gennaio, sotto il claim “Zero Labor Home”. La struttura è diversa da NEO: base su ruote invece di gambe articolate, torso regolabile, braccia con sette gradi di libertà ciascuna, mani a cinque dita, integrazione nativa con l’ecosistema ThinQ. Durante le dimostrazioni ha preparato la colazione, avviato lavatrici, piegato capi. LG ha però mantenuto un profilo cauto sulla commercializzazione: CLOiD è per ora uno strumento dimostrativo, nessun prezzo annunciato, nessuna data di lancio europea confermata. Il vantaggio di LG non è il robot in sé, ma l’ecosistema già installato in milioni di case nel mondo.

Figure AI, la startup californiana valutata 39 miliardi di dollari con investitori come Jeff Bezos, Microsoft e Nvidia, ha presentato Figure 03 e il modello di intelligenza artificiale Helix 02, descritto come controllo “full-body” in grado di camminare, manipolare oggetti e mantenere l’equilibrio in un sistema unico. Figure ha prove sul campo reali — il deployment negli stabilimenti BMW — ma non ha ancora comunicato alcun listino consumer né date di lancio per il mercato domestico. È il player con la maggiore credibilità industriale, ma il più lontano dalla cucina di casa.

Dalla Cina arriva la sfida più radicale sul prezzo. Unitree, azienda di Hangzhou fondata nel 2016 che ha depositato a marzo 2026 una domanda di IPO da 610 milioni di dollari a Shanghai, propone il G1 a partire da 16.000 dollari: alto 132 centimetri, 35 chilogrammi, fino a 43 gradi di libertà articolare nella versione EDU, autonomia di due ore. A marzo 2026 Unitree ha reso open source UnifoLM-VLA-0, un modello Vision-Language-Action che consente al G1 di eseguire compiti domestici attraverso comandi in linguaggio naturale. Non è ancora un robot per la cucina di tutti i giorni — la stessa Unitree lo posiziona come piattaforma per ricerca e sviluppo — ma abbatte la soglia di accesso al settore in modo che nessun altro concorrente occidentale ha ancora replicato.

C’è infine un capitolo italiano che merita attenzione. GENE.01, sviluppato da Generative Bionics — startup deep tech spin-off dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova — punta su un approccio centrato sulla persona, progettato per interagire in modo sicuro ed empatico, con un’intelligenza artificiale ottimizzata per l’assistenza agli anziani. È il progetto italiano più avanzato nel settore, e il fatto che nasca dall’IIT di Genova, uno dei centri di ricerca robotica più autorevoli d’Europa, gli conferisce una credibilità tecnica che le startup californiane costruiscono con i round di finanziamento.

NEO si inserisce in questo panorama con una scelta precisa: è l’unico progetto tra i principali player ad essere stato costruito dall’inizio per il mercato consumer B2C, con un prezzo dichiarato, preordini aperti e una data di consegna. Costa 20.000 dollari — circa 17.000 euro — oppure 499 dollari al mese in abbonamento, con espansione al mercato europeo prevista per il 2027. La scelta di debuttare in Italia da Smeg, piuttosto che in un contesto tecnologico, è coerente con questa filosofia: NEO non cerca di dimostrare di essere il più avanzato, cerca di dimostrare di appartenere alla casa.

Cosa sanno fare davvero (e cosa no)

La domanda che il lettore giustamente si pone — e che i comunicati stampa tendono a eludere — riguarda il divario tra la dimostrazione e l’uso quotidiano reale. Su questo punto vale la pena essere precisi.

NEO, nella sua versione attuale, non è un robot completamente autonomo. Come ha documentato una prova diretta pubblicata da MilanoFinanza, durante alcune dimostrazioni NEO operava con il supporto di un teleoperatore umano connesso da remoto. 1X stessa lo conferma: chi acquista oggi partecipa a un processo di addestramento collettivo, fornendo al sistema dati reali su cui migliorare il modello. Il CEO di 1X Bernt Bornich ha dichiarato che entro fine 2026 NEO sarà in grado di svolgere la maggior parte delle attività domestiche in autonomia, ammettendo che la qualità iniziale potrebbe non essere perfetta. È una comunicazione rara nel settore per la sua onestà, e contribuisce a rendere il progetto credibile anche agli occhi degli scettici.

CLOiD di LG si trova in una fase ancora precedente: è un prototipo dimostrativo che non è ancora previsto nei negozi nel breve periodo, secondo quanto comunicato dall’azienda stessa. Il vantaggio di LG sta nella scala industriale e nell’ecosistema ThinQ già installato in milioni di case nel mondo — una base di integrazione che un nuovo entrante non ha.

Il nodo comune a tutti i player è lo stesso: l’intelligenza artificiale che governa questi robot si addestrare sull’esperienza reale. Più case, più situazioni, più dati — più il sistema diventa capace. Chi compra oggi non acquista un assistente domestico completo: acquista un progetto in evoluzione, a un prezzo che corrisponde esattamente a questo.

Quando la cucina diventa spazio progettuale

La collaborazione tra 1X e SMEG segnala qualcosa che va oltre la tecnologia. La cucina è storicamente il luogo in cui il design italiano ha costruito la propria reputazione internazionale: non come spazio funzionale da ottimizzare, ma come ambiente in cui la qualità degli oggetti e la qualità del tempo si sovrappongono. Introdurre un robot in quello spazio senza che risulti estraneo richiede un lavoro di progettazione che riguarda il movimento, il suono, la presenza fisica — non solo le specifiche tecniche.

NEO pesa 30 chilogrammi e opera a 22 decibel. È rivestito in una maglia tridimensionale in polimero che ammorbidisce la superficie al tatto. Si muove con attuatori che imitano la fluidità dei movimenti umani. Questi dettagli non sono secondari: sono la risposta alla domanda su cosa significhi progettare un robot per stare in cucina piuttosto che limitarsi a funzionare in cucina.

Il prossimo traguardo del settore non sarà un robot più veloce o più preciso. Sarà un robot che non si nota quando non serve — e che si nota quando serve davvero. Questo è il confine che il 2026 ha appena cominciato a esplorare, e Milano, con Eurocucina, ne ha ospitato uno dei primi capitoli scritti in italiano.


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