Scegliere dove dormire è diventato, in meno di un decennio, qualcosa di simile a scegliere cosa mangiare: un gesto carico di intenzioni che va ben oltre il prezzo per notte. Dormire green, oggi, non è una scelta di nicchia riservata agli appassionati di campeggio biodinamico. Il 65% dei viaggiatori internazionali è disposto a pagare di più per una struttura con una certificazione ambientale verificabile, non autoproclamata, non stampata creativamente su un sito web, ma assegnata da un ente terzo secondo criteri misurabili e pubblici. Su Booking.com, le strutture certificate green hanno raggiunto quota 28.000, con una crescita del 22% all’anno. Il turismo sostenibile in Italia pesa già il 15,2% delle presenze totali, e il dato non smette di crescere. La domanda c’è. La domanda è diffusa. La domanda non aspetta più che siano le grandi catene internazionali a rispondere per prime.
Il viaggio che lascia qualcosa
La parola che torna nei report sul turismo 2026 non è più “sostenibile”: è “rigenerativo”. Un passaggio sottile ma sostanziale. Non basta ridurre l’impronta ambientale del soggiorno; l’obiettivo è lasciare il luogo visitato in condizioni migliori rispetto all’arrivo. Energia da fonti rinnovabili, cucina a filiera corta, gestione responsabile dell’acqua, scelte di approvvigionamento locale: sono gli assi su cui si costruisce, concretamente, un’ospitalità che risponde a questa logica. Non per i comunicati stampa, ma perché i numeri della stagione la richiedono.
Il Lago di Como è una delle destinazioni italiane più fotografate al mondo, con una pressione turistica che si concentra su pochi mesi e su pochi chilometri di costa. In un territorio dove l’equilibrio tra accoglienza e salvaguardia del paesaggio è costantemente negoziato, la scelta delle strutture di certificare la propria sostenibilità risponde a un bisogno concreto, non a un posizionamento di comunicazione.

Due strutture affacciate sulla sponda orientale del lago, entrambe parte del gruppo Lake Como East Side a Malgrate (Lecco), hanno appena ottenuto la certificazione Multietichetta eLabel! promossa da Kyoto Club: Hotel Promessi Sposi e Casa sull’Albero.
Oltre 150 anni di storia, un progetto di riqualificazione e 69 camere
Hotel Promessi Sposi è il più antico hotel della sponda orientale del Lago di Como. Nato nella seconda metà dell’Ottocento, era già operativo quando il romanzo di Manzoni entrava nelle case come lettura comune e il lago lariano iniziava ad attrarre i primi viaggiatori nordeuropei sulle sue rive. Oltre 150 anni di stagioni sul lago, di passaggi di proprietà e di sguardi su un paesaggio sempre uguale dal punto di vista geografico e sempre diverso da quello culturale.

Negli ultimi anni la struttura ha attraversato un progetto di riqualificazione completa, concluso nel 2023: 69 camere e suite vista lago, spazi wellness, sale meeting, il Lisander Restaurant e il People Cocktail Bar & Café con roof garden panoramico affacciato sull’acqua. Gli ambienti sono stati progettati con attenzione all’efficienza energetica e ai materiali del territorio lariano. La storia del nome, un omaggio esplicito al romanzo di Manzoni ambientato su queste rive, non è un’operazione nostalgica: è la scelta di un radicamento culturale che la struttura porta avanti da generazioni.
Dodici camere, un parco, un concetto giapponese
Casa sull’Albero nasce da un’idea diversa, per dimensioni e filosofia. Boutique con 12 camere e suite, immersa in un parco di alberi secolari a Malgrate, è ispirata al concetto giapponese di shibumi: un termine non direttamente traducibile, che indica l’eleganza sobria di ciò che non ha bisogno di spiegarsi. Meno del minimalismo, più della rinuncia: la scelta di restare con l’essenziale perché l’essenziale basta. Ampie vetrate, materiali naturali, la sensazione concreta di vivere sospesi tra il fogliame e il profilo del lago.


Fondata dall’imprenditore Fabio Dadati, Casa sull’Albero fa parte dello stesso gruppo che gestisce l’Hotel Promessi Sposi. Dodici camere contro 69: due scale di ospitalità diverse, una filosofia comune sulla gestione delle risorse. La piccola dimensione non è un limite logistico, è una scelta strutturale che permette un controllo diretto su ogni aspetto dell’esperienza, comprese le pratiche di consumo energetico e idrico che la certificazione eLabel valuta.
Cosa certifica eLabel e perché conta
La Multietichetta eLabel! è un sistema di certificazione sviluppato da Kyoto Club nel 2015, riconosciuto dal Global Sustainable Tourism Council (GSTC), il principale organismo internazionale di riferimento per gli standard del turismo sostenibile. Non è un’autocertificazione: il percorso prevede raccolta documentale, analisi dei processi interni e verifica da parte di enti terzi prima del riconoscimento.

Per Hotel Promessi Sposi e Casa sull’Albero, gli ambiti valutati hanno riguardato l’efficienza energetica, la gestione responsabile delle risorse idriche, l’utilizzo di energia proveniente da fonti rinnovabili, l’offerta gastronomica costruita su prodotti stagionali, biologici e a filiera corta. A questi si aggiunge la progressiva riduzione dei materiali monouso e una costante attività di sensibilizzazione degli ospiti rispetto alle tematiche ambientali del territorio lariano.

“La sostenibilità non è un progetto parallelo alla nostra attività, ma un approccio che guida le scelte quotidiane delle nostre strutture. Dall’efficienza energetica alla gestione delle risorse, fino alla valorizzazione delle produzioni locali”, ha dichiarato Fabio Dadati, Amministratore Unico di C&D Srl. “Questo riconoscimento ci incoraggia a proseguire con ancora maggiore determinazione lungo un percorso di miglioramento continuo.”
La scelta di chi prenota, la pressione sul mercato
La riflessione che lascia questa notizia va oltre le due strutture di Malgrate. Riguarda il tipo di scelta che il turismo consapevole sta imparando a fare: non la ricerca del logo verde da sfoderare sui social, ma la verifica che dietro quel logo ci sia un processo reale, audit di terze parti, criteri misurabili, standard internazionali riconosciuti.
Su un lago che ospita alcune tra le proprietà private più quotate d’Europa e che accoglie milioni di visitatori ogni anno, scegliere una struttura certificata per l’impatto ambientale ha un peso specifico, economico e non solo etico. Quando le strutture certificate crescono del 22% all’anno su scala globale, il mercato si muove. La domanda produce l’offerta. E l’offerta più solida, nel lungo periodo, è quella che ha già fatto i conti con il territorio che la ospita, prima ancora che il territorio glielo chiedesse.
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