Sette milioni di paia vendute in un anno. È il numero che EssilorLuxottica ha comunicato agli analisti di Barclays per descrivere la performance dei Ray-Ban Meta nel 2025, triplicando i volumi dell’anno precedente. Quegli occhiali hanno una fotocamera, registrano video, riproducono musica. Funzionano. Ma hanno anche un limite preciso: restituiscono al mondo quello che il portatore decide di catturare, senza interpretare nulla di quello che accade intorno a lui. Il mercato globale degli smart glasses vale oggi 11,2 miliardi di dollari e Barclays stima 16,1 milioni di unità vendute entro la fine del 2026. Il volume è in crescita. La tecnologia, fino a ieri, era rimasta ferma al passo precedente.
A quella fase appartiene il Ray-Ban Meta. A quella successiva appartengono gli occhiali intelligenti Samsung e Google, presentati a Google I/O 2026. Nel mezzo c’è un cambiamento di paradigma: da occhiali che registrano il mondo a occhiali che lo capiscono. L’ecosistema Galaxy di Samsung ha già costruito la traiettoria (dall’anello smart al pieghevole) integrando l’AI un dispositivo alla volta. Gli occhiali erano il passaggio che mancava.
La scelta dei partner racconta tutto
Android XR è la piattaforma sviluppata da Samsung e Google per i dispositivi indossabili con intelligenza artificiale. Sugli occhiali presentati a Google I/O 2026, quella piattaforma incontra due brand che portano con sé un’idea molto precisa di cosa voglia dire portare qualcosa sul viso.
Gentle Monster nasce a Seoul nel 2011. In quindici anni ha trasformato ogni suo flagship store in un’installazione artistica permanente: nella boutique di Shanghai il soffitto è occupato da sculture in movimento, a Parigi le vetrine si aggiornano ogni sei settimane come fossero mostre temporanee. Oltre cento punti vendita nel mondo che si comportano più come gallerie che come negozi di ottica. Non è un posizionamento accidentale: è la premessa di un’estetica che non si scusa di essere visibile.

Warby Parker nasce nel 2010 da quattro studenti della Wharton School di Philadelphia con un obiettivo opposto: rendere gli occhiali da vista meno costosi eliminando la filiera tradizionale, vendendo direttamente online. Le montature sono classiche, proporzioni bilanciate, forme che non datano. Dave Gilboa, co-CEO e co-fondatore, ha dichiarato che gli occhiali intelligenti dovrebbero aiutare le persone a “restare concentrate sui momenti che vivono”, non sull’oggetto che indossano.
Samsung e Google hanno scelto questi due partner per comunicare qualcosa di preciso prima ancora che il prodotto arrivi sul mercato: gli occhiali devono funzionare, ma devono anche stare bene. La scelta tra Gentle Monster e Warby Parker non è tecnica. È identitaria.
Due modelli, due modi di stare al mondo
Entrambi i modelli appartengono alla categoria degli audio glasses: nessun display nel campo visivo, nessuna proiezione sull’obiettivo. La fotocamera è integrata nella montatura. Il suono arriva da altoparlanti direzionali posizionati sopra le orecchie, progettati per riprodurre l’audio verso il portatore senza isolare l’udito da quello che accade intorno. La montatura ha l’aspetto di un normale occhiale: nessun indicatore visivo segnala all’esterno che il dispositivo è attivo.
Il cervello è Gemini, accessibile con un tocco sulla montatura o con il comando vocale. Funziona sia con Android sia con iPhone, scelta che allarga il bacino di utenti a prescindere dall’ecosistema di provenienza: una mossa che Ray-Ban Meta non ha mai fatto, rimasta legata all’app Meta.

Gentle Monster porta la sua estetica dirompente: forme allungate, geometrie contemporanee, una silhouette che non nasconde il fatto di contenere tecnologia. È la stessa logica con cui il brand ha sempre operato: l’oggetto dichiara se stesso. Warby Parker sceglie la direzione opposta: montature tonde, proporzioni familiari, un design che potrebbe appartenere a qualunque stagione degli ultimi cinquant’anni. L’intenzione è che chi li indossa non li noti, finché non cominciano a parlare.

Quello che Gemini fa quando sei per strada
La navigazione è la funzione più immediata. L’utente chiede a voce un percorso, riceve indicazioni contestuali e può aggiungere una tappa in tempo reale, un bar o un ristorante lungo il cammino, senza estrarre il telefono dalla tasca. Fin qui, simile a un qualsiasi auricolare connesso a Maps.
La differenza emerge nelle funzioni che richiedono comprensione visiva. La traduzione in tempo reale opera su due livelli: riconosce la lingua di un interlocutore, la traduce e riproduce l’audio con un timbro vocale che imita quello della persona originale. Traduce anche il testo fisico nel campo visivo: menu, insegne, cartelli stradali. Chi viaggia spesso sa quanto questo cambi la qualità di un’esperienza.
Le notifiche vengono sintetizzate vocalmente. I messaggi in arrivo vengono filtrati e sintetizzati. È possibile scattare foto con un comando vocale, aggiungere eventi al calendario, avviare ordini da ritirare in un esercizio commerciale nelle vicinanze. Ogni azione lascia il telefono in tasca e lo sguardo rivolto avanti.
Secondo quanto comunicato dai produttori, il lancio delle prime collezioni è previsto per l’autunno 2026 in mercati selezionati. La disponibilità per il mercato italiano e in lingua italiana non è al momento confermata. Ulteriori dettagli saranno annunciati nei prossimi mesi.
Dall’occhiale che registra all’occhiale che capisce
Ray-Ban Meta ha dimostrato una cosa fondamentale: il pubblico è disponibile ad accettare la tecnologia sul viso, a condizione che non si veda. Sette milioni di paia vendute nel 2025 sono una risposta definitiva alla domanda che il mercato si poneva dal 2013, dall’anno in cui Google Glass aveva tentato il primo ingresso e si era ritirato nel silenzio.
Gli occhiali intelligenti Samsung e Google partono da quella risposta e la portano un livello più in alto. Ray-Ban Meta cattura ciò che il portatore vede. Questi occhiali interpretano ciò che il portatore sta vivendo e rispondono in tempo reale. La differenza non è tecnica: è il salto tra uno strumento di documentazione e un interlocutore attivo.
La domanda che si poneva nel 2023 (qualcuno li indosserà davvero?) ha già avuto risposta nei numeri di vendita del 2025. Quella del 2026 è più precisa: quanto cambierà il modo in cui percepiamo una città, una conversazione, un testo scritto su un muro, quando tutto ciò che vediamo avrà un sistema pronto a spiegarcelo prima ancora che lo chiediamo?
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