Quando uno spritz racconta una città
C’è un momento preciso della giornata in cui Padova cambia faccia. Non è il tramonto, non è l’apertura dei mercati mattutini sotto il Salone: è quell’ora di mezzo pomeriggio in cui i tavolini di Piazza delle Erbe e Piazza della Frutta si riempiono di bicchieri arancioni, e la città smette di essere universitaria per diventare conviviale. Lo spritz a Padova non è una bevanda. È un codice sociale che ha attraversato due secoli di storia, cambiato colore, conquistato il mondo e adesso torna a casa.
Il fenomeno non è recente, ma continua a espandersi. Secondo i dati dell’International Bartenders Association, l’Aperol Spritz figura stabilmente tra i dieci cocktail più ordinati al mondo, eppure la sua ricetta ufficiale conta appena tre ingredienti. Pochi prodotti riescono a essere contemporaneamente così semplici e così riconoscibili su scala planetaria.
Da Vienna a Padova: le origini di un aperitivo che non voleva essere un cocktail
La storia comincia in tedesco, con un verbo di movimento. I soldati dell’Impero Austriaco che nel diciannovesimo secolo occupavano il Lombardo-Veneto non riuscivano a sopportare la gradazione elevata dei vini locali: abituati alla birra leggera delle loro regioni, presero l’abitudine di spruzzare acqua frizzante nel bicchiere, dal verbo tedesco spritzen. Quello che nacque come rimedio pragmatico dei soldati di un esercito lontano da casa divenne, nel giro di pochi decenni, il simbolo dell’aperitivo veneto.
Il passaggio decisivo avvenne nel 1919, in una Padova che stava ritrovando se stessa dopo la Grande Guerra. Alla prima Fiera Campionaria d’Italia, allestita proprio in città, i fratelli Luigi e Silvio Barbieri presentarono un nuovo liquore dal colore arancione acceso: sapore amaro, gradazione contenuta, un profumo che univa arancia dolce, rabarbaro e genziana. Si chiamava Aperol. Nessuno poteva immaginare che quella bottiglia in stile Art Nouveau, esposta in una fiera di provincia, avrebbe ridisegnato le abitudini dell’aperitivo in mezzo mondo.
Per trent’anni lo spritz restò un fenomeno prevalentemente locale. Fu la pubblicità degli anni Cinquanta a trasformarlo in icona nazionale, con cartelloni che tappezzavano le strade di Padova e persino le tribune dello stadio Appiani. E poi arrivò il Carosello televisivo, con Tino Buazzelli che pronunciava un “Ah, Aperol” diventato immediatamente parte del lessico collettivo italiano.
La nuova bottiglia e Casa Aperol: il brand torna alle origini
Nel 2026, a poco più di cento anni da quella prima fiera, Aperol sceglie di tornare fisicamente a Padova con un progetto che ha la forma di un racconto e la sostanza di un investimento sul territorio. L’8 maggio, in Piazza della Frutta, aprirà Casa Aperol: uno spazio immersivo nel cuore della città che ha visto nascere il brand, aperto da giovedì a sabato per i mesi di maggio e giugno.

Photo courtesy Aperol / Campari Group
Lo spazio non è uno showroom commerciale. È concepito come punto di incontro tra storia e design, con attività aperte al pubblico, un palinsesto musicale e il coinvolgimento di The Padovaner, collettivo di illustratori e graphic designer padovani le cui opere reinterpretano l’identità visiva della città. Nello stesso contesto debutta la nuova bottiglia Aperol: il collo in vetro ondulato che amplifica il colore arancione del liquore verso l’esterno, ogni dettaglio progettato come richiamo alle origini padovane del brand.
Secondo quanto dichiarato da Alberto Ponchio, Senior Marketing Director Italy di Campari Group, il progetto vuole ribadire l’importanza di riconoscere e scegliere l’autenticità nell’aperitivo: “Aperol Spritz non è solo un colore, ma un rito che unisce le persone, fatto di qualità, tradizione e convivialità.” A margine dell’inaugurazione, il brand annuncia anche un contributo economico in collaborazione con il Comune di Padova destinato alla salvaguardia del patrimonio storico-artistico del centro cittadino, i cui dettagli saranno resi noti nelle prossime settimane.
La ricetta originale dell’Aperol Spritz
Lo spritz esiste in due versioni distinte, e confonderle è un errore che ogni bar veneto riconosce immediatamente.
La versione tradizionale veneta, quella che a Padova chiamano ancora “spritz bianco” nelle sue varianti più antiche, nasce come bevanda popolare: un terzo di vino bianco fermo, un terzo di acqua frizzante, un terzo di bitter a scelta tra Aperol, Campari, Select, Cynar o i bitter locali come il Luxardo di Torreglia. Stuzzicadenti con oliva. Fine. È la versione che costa quattro euro sotto i portici e che ha animato per decenni le piazze universitarie.
La versione codificata dall’International Bartenders Association nel 2011, registrata come cocktail ufficiale con il nome Spritz Veneziano, segue proporzioni diverse. La ricetta si compone di tre parti di Prosecco, due parti di Aperol e un tocco finale di acqua frizzante o seltz. Si prepara direttamente nel calice grande da vino, rispettando l’ordine degli ingredienti: prima il ghiaccio, poi il Prosecco, poi il seltz, infine l’Aperol versato con un movimento circolare della bottiglia. Un cucchiaio da bar per mescolare, mezza fetta di arancia e un’oliva per completare.
La differenza tra le due versioni non è solo tecnica. È geografica, generazionale e in qualche modo politica: testimonia come una bevanda nata per diluire il vino troppo forte di un territorio occupato sia diventata, nel corso di un secolo, un rito globale riconoscibile in ogni latitudine.
Lo spritz e il tempo ritrovato
Padova ha un rapporto con lo spritz che nessun’altra città italiana può rivendicare con la stessa solidità documentale. Non è solo il luogo dove Aperol fu presentato per la prima volta. È la città dove, nei primissimi anni Duemila, un fenomeno spontaneo di socialità urbana nelle piazze del centro storico anticipò quello che il marketing avrebbe poi chiamato consumer engagement: migliaia di studenti universitari che ogni sera trasformavano Piazza delle Erbe in uno spazio di incontro aperto, internazionale, informale. Quel “popolo dello spritz” che i giornali dell’epoca raccontavano con un misto di curiosità e allarme fu probabilmente, tra i fattori che spinsero Campari ad acquisire la Fratelli Barbieri nel 2003 e a lanciare campagne pubblicitarie su scala mondiale.
Lo spritz è arrivato nelle carte dei bar di Tokyo, New York e Berlino portando con sé il nome di Venezia, città-brand imbattibile sul piano della riconoscibilità globale. Ma la ricetta fu pensata a Padova, la prima bottiglia uscì dagli stabilimenti padovani, e furono le piazze padovane a dimostrare per prime che un semplice bicchiere arancione poteva diventare il pretesto per stare insieme. Alcune storie si raccontano meglio tornando al punto di partenza.
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