Nel panorama delle nuove aperture a Milano del 2026, il design trova una nuova tappa nel quartiere NOLO, dove Magazzino76 inaugura un nuovo showroom ampliando i propri spazi e ridefinendo il racconto del design del Novecento in chiave contemporanea. L’apertura, avvenuta oggi 5 gennaio 2026, rappresenta una tappa naturale nell’evoluzione di un progetto che da oltre vent’anni lavora sulla memoria degli oggetti, sulla loro cura e sulla loro capacità di attraversare il tempo.

Il nuovo showroom nasce nel cuore di uno dei quartieri più dinamici della città e si configura come un luogo di incontro tra passato e futuro, dove il design vintage non è inteso come esercizio nostalgico, ma come materia viva, in continuo dialogo con il presente. Uno spazio pensato per accogliere arredi, lampade e oggetti del Novecento all’interno di un percorso espositivo che mette al centro la relazione tra luce, architettura e cultura materiale.
Dalle cantine milanesi al progetto Magazzino76
Prima di diventare una galleria, Magazzino76 è la storia personale del suo fondatore, Federico Bellucci. Un percorso iniziato nelle cantine dei palazzi milanesi, dove mobili abbandonati, lampade dimenticate e legni segnati dal tempo diventano oggetti da osservare e comprendere. L’esperienza in una bottega di restauro e l’apertura del laboratorio nel 2000, in via Padova, costruiscono le basi di un approccio fondato sul rispetto dell’oggetto e sulla conoscenza profonda dei materiali.

Nel 2015 questa visione prende forma nel nome Magazzino76, trasformando il restauro in ricerca e la ricerca in selezione. Un’evoluzione che nasce dall’esperienza tecnica maturata nel tempo e da uno sguardo sempre più attento alla qualità, all’autenticità e al valore culturale degli arredi. Un sapere che negli anni ha reso Magazzino76 un punto di riferimento per architetti, interior designer, stylist, collezionisti, scenografi e brand creativi.
Il nuovo showroom come spazio narrativo
Il nuovo spazio espositivo si inserisce nel tessuto urbano di NOLO, quartiere in continua trasformazione che negli ultimi anni è diventato uno dei poli più vitali della creatività milanese. Qui Magazzino76 amplia il proprio universo con uno showroom concepito come ambiente narrativo, dove ogni oggetto trova posto all’interno di una composizione coerente e in movimento.

Cuore concettuale del progetto sono gli iconici pannelli ad onde di Jean Prouvé, elementi rari e carichi di memoria che diventano architettura e scenografia. Le onde modulano lo spazio, dividono e uniscono, accompagnando il visitatore in un percorso fluido tra sedie degli anni Cinquanta, lampade scandinave, poltrone italiane del dopoguerra e oggetti quotidiani capaci di sorprendere per essenzialità e carattere. Intorno a questi elementi prende forma una costellazione di arredi del Novecento, dove superfici vissute e segni del tempo diventano parte integrante del racconto.
La luce come elemento di connessione
A dialogare con questo paesaggio di oggetti è il progetto illuminotecnico curato dallo studio Bracciodiferro, laboratorio sperimentale noto per il suo approccio radicale e poetico alla luce. L’illuminazione non si limita a valorizzare i singoli pezzi, ma costruisce un ritmo visivo che guida lo sguardo e crea connessioni emotive tra spazio, oggetti e visitatori.
Il nuovo showroom si presenta così come un’estensione organica della galleria storica, contribuendo a un totale di circa 800 metri quadrati espositivi in costante evoluzione. Uno spazio che cambia nel tempo, accogliendo nuovi arrivi e nuove storie, mantenendo intatto lo spirito di ricerca che guida il progetto fin dalle origini.
Magazzino76 oggi, tra design e cultura materiale
Oggi Magazzino76 è un ecosistema che comprende acquisti, noleggi per set fotografici e cinematografici, eventi, consulenze e attività di restauro. Un luogo dove il design non viene semplicemente esposto, ma studiato, curato e rimesso in circolo. Qui la storia degli oggetti incontra la storia delle persone, in un dialogo che attraversa epoche, sensibilità e contesti diversi.
È la luce, quella delle lampade ma anche quella delle idee e dei racconti, a continuare a muoversi all’interno di questo spazio, dando forma a un progetto che fa della memoria e della visione il proprio linguaggio.
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