Ogni anno, ad Aprile, Milano cambia pelle. Il Salone del Mobile porta con sé una città parallela — fatta di installazioni, performance e visioni che occupano corti, chiese sconsacrate e spazi inaspettati — e il Fuorisalone 2026 non fa eccezione. Tra gli appuntamenti più attesi di questa edizione figura un progetto che sceglie deliberatamente di non somigliare a nulla di già visto nel panorama del design contemporaneo: Crystal Crypt, l’installazione con cui Baccarat torna a Milano dopo anni di assenza dalla Design Week, affidando la propria identità allo sguardo radicale di un’artista.
La sede scelta non è casuale. Il Laboratorio Fondazione Mondadori, in Via Marco Formentini 10, si trova nel pieno del Brera Design District e occupa gli spazi dell’ex Chiesa di San Carpoforo, edificio barocco sconsacrato del XVII secolo. Una cripta, dunque, in senso quasi letterale: e Crystal Crypt, come suggerisce il nome, non potrebbe trovare cornice più coerente. L’evento è aperto al pubblico dal 21 al 25 aprile 2026, con una performance inaugurale il 21 aprile dalle 19:30 alle 21:00 seguita da un DJ set. La visita richiede registrazione e prenotazione di uno slot direttamente sul sito di Baccarat, data la disponibilità limitata.
Un’opera totale tra fantascienza e artigianato
Crystal Crypt è concepita dall’artista, scenografa e coreografa Emmanuelle Luciani come un’opera globale — nel senso più pieno del termine. Film originale, composizione sonora inedita, scenografia e coreografia si fondono in un’esperienza immersiva che non ha un centro visivo unico ma si costruisce attorno alla materia del cristallo, alla sua capacità di trasformare la luce in sostanza, di attraversare le epoche senza appartenere a nessuna.
Il riferimento dichiarato è Philip K. Dick — lo scrittore che meglio di chiunque altro ha saputo immaginare mondi in cui il tempo non scorre in modo lineare, dove il passato e il futuro coesistono in una stessa dimensione alterata. Crystal Crypt prende questa visione e la porta nell’anno 5300: un futuro lontanissimo in cui il cristallo è diventato un sapere perduto, custodito soltanto da pochi artigiani nascosti ai margini della galassia. La Manufacture di Baccarat — fondata nel 1764 nella città francese che porta il suo stesso nome, in Meurthe-et-Moselle — diventa in questa narrazione qualcosa di simile a un cosmodromo: un luogo fuori dal tempo dove l’artigianato immemorabile convive con l’innovazione, dove i gesti dei maestri vetrai si trasformano in coreografia.
La scenografia: tra manga, space opera e Gothic Revival
L’universo visivo costruito da Luciani per Crystal Crypt attinge a un sistema di riferimenti volutamente eterogeneo. La scenografia, sviluppata con Southway Studio e Alex Dante, si nutre di manga di fantascienza, space opera e Gothic Revival — tre immaginari apparentemente distanti che trovano un punto di convergenza nella figura del cristallo come materia insieme primitiva e futuristica. Nuovi oggetti d’arte ispirati agli strumenti dei maestri vetrai popolano lo spazio, trasformando gli attrezzi del mestiere in sculture cariche di significato simbolico.
Il colore che domina l’intera esperienza è il violetto: una tonalità che il comunicato descrive come “iridescenza crepuscolare carica di mistero”, nata dall’incontro tra caldo e freddo — esattamente come il cristallo stesso, che prende forma nell’incontro tra il fuoco del forno e l’aria che lo raffredda. Un colore che attraversa la storia del lusso dalla porpora imperiale alle estetiche cyberpunk, e che in Crystal Crypt diventa il filo cromatico che unisce epoche lontanissime tra loro.
Bethan Laura Wood e il lampadario Zénith reinterpretato
All’interno dell’installazione, Baccarat presenta anche nuove creazioni — tra cui un pezzo destinato a catalizzare l’attenzione degli appassionati di design. La designer britannica Bethan Laura Wood, nota per il suo rapporto intenso con colore, materiali e artigianato, firma una reinterpretazione contemporanea del lampadario Zénith, uno degli oggetti iconici della maison originariamente progettato a metà Ottocento. Il risultato si chiama Mille Fleurs: un dialogo tra la tradizione vetraria francese e uno dei linguaggi progettuali più riconoscibili della scena internazionale contemporanea.
È un dettaglio che dice molto sulla direzione che Baccarat ha scelto per il proprio ritorno a Milano: non una celebrazione autoreferenziale del proprio patrimonio, ma un confronto aperto con voci esterne capaci di interrogarlo, destabilizzarlo, rinnovarlo.
Baccarat e Milano: un legame che si rinnova
La maison francese ha una storia di presenza significativa in città — con la boutique e il BBar di Via Montenapoleone, inaugurati in occasione di un’edizione precedente del Salone. Crystal Crypt segna un ritorno di natura diversa: non commerciale ma culturale, non espositivo ma esperienziale. È la scelta di un brand che a Milano vuole lasciare un’impronta artistica, prima ancora che di mercato.
In un Fuorisalone 2026 che conta oltre millenovecento espositori da trentadue paesi e che introduce nuove sezioni dedicate al design da collezione, la presenza di Baccarat nel Brera Design District con un progetto di questa natura rappresenta uno degli appuntamenti più insoliti e intellettualmente stimolanti della settimana. Per chi vuole viverlo, il tempo stringe: i posti sono limitati e la prenotazione sul sito di Baccarat è già aperta.
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