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Vita e Stile

Invocazioni. Divenire Animale: alla Fabbrica del Vapore di Milano una mostra che ripensa il rapporto tra esseri umani e mondo naturale

In un momento in cui il pubblico cerca percorsi espositivi capaci di connettere arte contemporanea, natura e nuove forme di sensibilità ecologica, Milano ospita un progetto che interroga il nostro modo di guardare il vivente. La Fabbrica del Vapore accoglie infatti Invocazioni. Divenire Animale, mostra collettiva di BIENALSUR che riflette sulla relazione tra esseri umani e corpi non umani, e che propone uno sguardo alternativo rispetto alle tradizionali gerarchie tra uomo, animale, ambiente e immaginario.

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Curata da Benedetta Casini per BIENALSUR e realizzata con la co-produzione della Fondazione Garuzzo, la mostra si iscrive nel progetto più ampio Invocazioni, articolato in diverse tappe tra Milano e Roma. Il titolo del ciclo prende le mosse da un passaggio della conferenza La Cultura y el Alma Animal, in cui James Hillman definisce l’invocazione come un gesto che richiede il decentramento dell’identità umana e un’apertura a presenze non visibili, superando la logica antropocentrica che informa gran parte del pensiero occidentale. È un richiamo che invita a rivolgere lo sguardo verso “le ali, i fianchi”, accantonando l’ego e accogliendo altri punti di vista come possibili fonti di conoscenza.

Fabbrica del Vapore – BIENALSUR presenta “Invocazioni. Divenire Animale

Il progetto si lega inoltre al prospettivismo di ispirazione amerindia teorizzato dall’antropologo Eduardo Viveiros de Castro, secondo cui comprendere il mondo non significa sottrarre soggettività a ciò che osserviamo, ma riconoscere l’intenzionalità degli esseri animati e inanimati, ognuno portatore di un proprio orizzonte percettivo. È in questa direzione che si muove Invocazioni. Divenire Animale, ponendo al centro la possibilità di riconsiderare l’essere umano non come misura del reale, ma come una delle molte forme che lo abitano.

Vista dell’allestimento della mostra Invocazioni. Divenire Animale alla Fabbrica del Vapore. Ph. Daniele Marzorati.

Dal 23 ottobre al 27 novembre, alla Fabbrica del Vapore, questo principio prende forma attraverso le opere di artiste e artisti provenienti da contesti geografici e culturali diversi: Marta Roberti, Lia Chaia, Elena Mazzi, Bruna Esposito, Gaia De Megni, Helena Hladilová, Valentina Furian, Bekhbaatar Enkhtur, Jonathas de Andrade, Calixto Ramirez, Michela de Mattei, Allora & Calzadilla, Carla Grunauer. Le loro ricerche, pur distanti per linguaggi e materiali, convergono nella volontà di mettere in discussione la separazione tra umano e animale.

Nello spazio espositivo, questa prospettiva si manifesta in modi molteplici. Il video The Great Silence di Allora & Calzadilla intreccia la voce narrativa di pappagalli Amazona vittata — specie in pericolo di estinzione — alle immagini del radiotelescopio di Arecibo, un colosso tecnologico oggi fuori uso che un tempo condivideva il paesaggio con gli ultimi esemplari del pappagallo portoricano. Il testo di Ted Chiang, che accompagna le immagini, riflette sulle distanze tra umano, animale e cosmico, e sull’apprendimento vocale come terreno condiviso tra specie.

Una traiettoria diversa ma altrettanto incisiva guida la serie Occhi di Bruna Esposito: dodici fotografie stampate su plexiglas che ritraggono gli sguardi fissi dei pesci, colti non nei fondali marini ma sui banchi di un mercato. La loro immobile presenza rovescia il rapporto tra osservatore e osservato, evocando un paesaggio cosmico di sfumature e vibrazioni cromatiche.

Una delle sale della mostra Invocazioni. Divenire Animale allestita alla Fabbrica del Vapore per BIENALSUR. Ph. Daniele Marzorati.

Nel grande collage su carta di gelso taiwanese realizzato da Marta Roberti, Due sorelle a confronto con il caos, due figure femminili — alter ego dell’artista — interagiscono con un serpente dalle dimensioni monumentali, in un intreccio di forme che suggerisce un mutamento prospettico e identitario. Un’idea di ibridazione attraversa anche la scultura Maruga di Helena Hladilová, in cui una tartaruga in bronzo presenta dita umane al posto degli arti, fondendo tratti antropomorfi e animali in un’unica creatura.

L’indagine sulle metamorfosi e sulle relazioni interspecifiche emerge anche nel lavoro di Valentina Furian, che nella videoinstallazione Centauro ripensa la figura mitologica greca attraverso un approccio cinematografico che oscilla tra documentario e finzione. L’opera, visibile da entrambi i lati, coinvolge il corpo dello spettatore che attraversa lo schermo, partecipando visivamente alla relazione tra umano e animale.

Altre opere affrontano la questione dell’estinzione e dell’immaginario collettivo. Michela de Mattei presenta HandSightings (EXP IV), una serie di quindici disegni realizzati su scratch-cards che nascondono e rivelano i fotogrammi dei presunti avvistamenti del tilacino, la tigre della Tasmania dichiarata estinta nel 1936. L’artista indaga il confine tra desiderio, proiezione e negazione dell’estinzione, intrecciando ricerca online e ritualità del gesto manuale.

Nel lavoro O Peixe, Jonathas de Andrade documenta invece un rituale dei pescatori del Nordeste brasiliano, che stringono i pesci al petto fino al loro ultimo respiro, portando alla luce le contraddizioni dei rapporti di dominio e affetto che legano gli esseri umani alle altre specie. Una riflessione sulle strategie di sopravvivenza attraversa anche Muda di Calixto Ramirez, dove la muta del serpente diventa elemento di mimetizzazione e adattamento durante le camminate dell’artista nel deserto di Icamole.

La trasformazione materica e simbolica è centrale nelle sculture in argento e vetro di Elena Mazzi, Becoming with and unbecoming with, realizzate a partire da vertebre di cetacei trovate sulle spiagge islandesi. In continuità con questa indagine, la fotografia Self portrait with a whale backpack ritrae l’artista in un momento di vulnerabilità fisica, con una vertebra di balena sulle spalle, a testimonianza di un legame personale con il paesaggio e con gli elementi naturali.

Le opere di Gaia De Megni, come Airone, e i dipinti di Carla Grunauer, come A Todos los Efectos, ampliano ulteriormente il campo semantico della mostra, evocando paesaggi reinterpretati attraverso sguardi animali, forme antropomorfe e derive tra botanica, meccanica e fantascienza. Il lavoro fotografico Amigos Animais di Lia Chaia, infine, indaga l’impossibilità di un contatto reale con la natura quando gli animali diventano simulacri urbani, ridotti a immagini addomesticate dell’alterità.

Invocazioni. Divenire Animale rappresenta una delle tappe italiane del percorso diffuso di BIENALSUR, la biennale internazionale di arte contemporanea sviluppata dalla UNTREF – Universidad Nacional de Tres de Febrero e organizzata in collaborazione con la Fondazione Foro del Sur. Con una rete che attraversa più latitudini – da Buenos Aires a Santiago, Madrid, Roma, Milano, Parigi e molte altre – BIENALSUR si propone come piattaforma transnazionale che mette in dialogo temi globali, istituzioni, curatori e artisti provenienti da diversi paesi. La quinta edizione affronta le questioni ambientali, le migrazioni, le memorie culturali e le prospettive alternative ai modelli sociali dominanti, offrendo nuove interpretazioni della storia e del presente.

La tappa milanese, visitabile gratuitamente fino al 27 novembre, si inserisce così in un progetto più ampio di riflessione multidisciplinare, che in Italia coinvolge Roma, Napoli, Biella e Matera, con mostre, residenze e azioni performative. Alla Fabbrica del Vapore, questo percorso prende forma attraverso opere che interrogano l’essenza del vivente, la sua fragilità e la sua capacità di trasformazione. Spingono a riconsiderare lo sguardo umano e a riconoscere, nel confronto con altre forme di vita, un possibile terreno di ascolto e comprensione.

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