Home » Stili e tendenze » Donna » Pierre Amour, lo stilista che usa l’AI per portare la moda fuori dallo schermo

La domanda non è più soltanto se l’intelligenza artificiale sappia produrre immagini spettacolari. Nella moda, la domanda più interessante è che cosa succede quando quelle immagini diventano ipotesi di abito: un volume da costruire, un plissé da immaginare sul corpo, una silhouette che potrebbe passare dallo schermo al tessuto.

Abito scultura bianco e nero creato per Futurfashion da Pierre Amour con AI generativa
Futurfashion: abito scultura immaginato da Pierre Amour con l’AI generativa. Photo credit: Futurfashion / Pierre Amour.

È qui che si inserisce FUTURFASHION: THE HIDDEN GENIUS, presentato a Milano negli spazi dell’Atelier del FLA Museum a Superstudio Più, durante la Milano Fashion Week. Il progetto porta al centro Pierre Amour, artista multidisciplinare francese, stilista e autore, indicato da più parti come il “genio nascosto” svelato da Gisella Borioli e arrivato per la prima volta a Milano con una presentazione alla presenza dell’autore.

Abito scultoreo con motivo tartan dalla collezione virtuale Futurfashion di Pierre Amour
Motivo tartan e volume scultoreo in una visione Futurfashion di Pierre Amour. Photo credit: Futurfashion / Pierre Amour.

Amour vive a New York e ha incontrato la moda a Parigi, usa l’intelligenza artificiale come strumento creativo. Il punto non è presentare l’AI come una firma al posto dell’autore, ma osservare come possa entrare nella fase in cui un’idea di abito prende forma: silhouette, volume, ambientazione, possibilità costruttiva. Borioli racconta di aver ritrovato, guardando il suo lavoro, “quel brivido della Grande Moda” che non provava da tempo.

Ritratto di Pierre Amour artista e stilista francese autore di Futurfashion
Pierre Amour, artista multidisciplinare francese e autore di Futurfashion. Photo credit: Matt Harrington / Futurfashion.

In termini generali, per AI generativa si intendono strumenti capaci di produrre nuovi contenuti, per esempio immagini, testi, suoni o video, a partire da istruzioni e materiali di riferimento. Nel caso di Amour la descrive come un mezzo per avvicinare immaginazione ed esecuzione, non come tecnologia usata per il solo gusto della tecnologia.

Abito bianco scultoreo con grandi volumi dalla collezione virtuale Futurfashion di Pierre Amour
Un abito bianco dai volumi scultorei nella visione Futurfashion di Pierre Amour. Photo credit: Futurfashion / Pierre Amour.

Che cosa mostra Futurfashion

FUTURFASHION è una mostra immersiva e una sfilata virtuale, collezioni, silhouette e visioni nate anche attraverso l’AI, ma pensate per uscire dallo schermo e diventare moda reale.

Il progetto si divide in due interpretazioni. La prima, GREAT FASHION, guarda agli abiti come oggetti possibili: nuove forme, volumi inediti, materiali innovativi, lavorazioni preziose. È la sezione più orientata alla possibile traduzione degli abiti virtuali in capi reali.

La seconda, IMAGINATION, lascia più spazio al gioco dell’intelligenza artificiale. Qui abiti e ambientazioni possono muoversi con meno vincoli rispetto alla produzione fisica immediata, mettendo in evidenza dettagli formali, plissé, volumi, architetture morbide e proporzioni sperimentali.

Abito plissé rosa e blu della sfilata virtuale Futurfashion di Pierre Amour
Plissé, colore e movimento in una delle visioni virtuali di Futurfashion. Photo credit: Futurfashion / Pierre Amour.

Cosa guardare nelle immagini

Il primo elemento da attenzionare sono i volumi. Le immagini mostrano abiti che lavorano come sculture: corolle rigide, pieghe ampie, costruzioni che trasformano il corpo in asse centrale della composizione. È un modo utile per leggere anche la parola “virtuale”: non come sinonimo di irreale, ma come spazio in cui testare proporzioni e ipotesi formali.

Il secondo elemento è il plissé, citato anche nella presentazione della mostra. In alcune silhouette diventa colore, in altre architettura morbida: non è solo decorazione, ma una struttura che definisce movimento e volume.

Mini abito plissé iridescente creato per Futurfashion da Pierre Amour
Abito plissé dai toni iridescenti nella ricerca Futurfashion di Pierre Amour. Photo credit: Futurfashion / Pierre Amour.

Il terzo punto è il rapporto tra immagine e fattibilità. Alcune visioni appartengono chiaramente alla dimensione più libera di IMAGINATION; altre sembrano più vicine a una possibile traduzione sartoriale. Per lo spettatore questa distinzione è utile: aiuta a capire quando l’AI genera suggestioni e quando, invece, può diventare uno strumento preliminare di progettazione moda.

Il ruolo di Superstudio e del FLA Museum

FUTURFASHION si lega alla missione di Superstudio: dare visibilità a creativi spesso all’inizio del loro percorso, dall’arte alla moda, dal design alla scrittura e alla performance. Gisella Borioli, fondatrice di Superstudio e figura storica del giornalismo di moda, firma progetto e direzione creativa dell’evento.

La biografia racconta che Borioli ha scoperto le collezioni virtuali di Amour attraverso i social media. Da quell’incontro è nato il progetto milanese, pensato per portare i mondi digitali dell’artista dentro uno spazio culturale fisico durante la Milano Fashion Week.

La scelta del FLA – FlavioLucchiniArt Museum colloca il progetto in un contesto dedicato al rapporto tra arte e fashion. Il percorso mette le creazioni di Amour in dialogo con le opere e le sculture di Flavio Lucchini dedicate alla moda. Il museo raccoglie lavori, dalle sculture ai disegni, che raccontano la storia della moda contemporanea degli ultimi cinquant’anni.

Chi è Pierre Amour

Pierre Amour è nato e cresciuto a Vichy, in Francia. Dopo gli inizi nella moda a Parigi, si è trasferito a New York, dove è entrato da Zac Posen passando da stagista a senior designer. La sua biografia cita anche collaborazioni e progetti legati a nomi e contesti come John Galliano, Vera Wang, Aura Tout Vu, il Met Gala e gli Oscar.

Accanto al lavoro nella moda, Amour ha sviluppato una pratica che include disegno, pittura, scrittura e narrazione visiva. È autore di Random Wisdom e Deep Dive, due raccolte di riflessioni filosofiche su identità, resilienza e comportamento umano. Più recentemente, la sua ricerca si è estesa anche alla musica plasmata dall’intelligenza artificiale. FUTURFASHION: THE HIDDEN GENIUS segna il suo debutto da solista. Nei materiali, l’abito viene trattato come scultura, la passerella come teatro, la collezione come universo: una formula che spiega perché la mostra non si limiti a presentare immagini, ma costruisca un rapporto tra moda, arte e tecnologie emergenti.

Perché interessa anche a chi non conosce l’AI

Per chi non segue da vicino l’intelligenza artificiale, FUTURFASHION aiuta a distinguere tra immagine generata e progetto creativo. La sequenza è precisa: studio, memoria, ispirazione, ricerca e selezione. In altre parole, l’AI viene raccontata come un laboratorio di possibilità visive, mentre il risultato resta legato a una direzione umana.

È un punto utile anche per leggere molte immagini di moda prodotte con strumenti digitali: non basta che un abito sembri spettacolare su schermo. La domanda successiva riguarda forma, materiale, corpo, costruzione e possibilità di trasformare una visione in un capo o in un linguaggio progettuale riconoscibile. In questo senso, Futurfashion racconta un nuovo modo di realizzare un abito o una collezione: cercare di trasferire all’intelligenza artificiale i propri input creativi, facendosi aiutare da essa a trasformare un’immagine sullo schermo in creazione reale.