Trussardi aprirà dieci nuovi negozi entro la fine del 2026. Cinque in Italia e cinque all’estero, con i primi due monomarca attesi a Como e Verona entro fine giugno. Il marchio milanese lo ha annunciato il 27 maggio, confermando di voler mettere il retail al centro del proprio rilancio dopo l’ingresso nel Gruppo Miroglio.
Il piano non riguarda solo l’Italia. Delle dieci aperture previste, cinque interesseranno il mercato domestico, di cui tre negozi a gestione diretta e due in franchising, mentre le altre cinque arriveranno all’estero, principalmente tra Est Europa, Russia, Turchia e Asia Centrale, sempre attraverso formule di franchising. È la fase più visibile di un percorso avviato nel 2025 per ricostruire una rete che il marchio aveva progressivamente perso negli anni difficili.
Como e Verona, i primi due monomarca
Il debutto è fissato per la fine di giugno, con due negozi a Como e Verona. Entrambi gli store occupano circa cento metri quadrati, una scala contenuta che racconta una scelta precisa: niente flagship monumentali, ma presidi calibrati su due città dal forte richiamo turistico e internazionale. Como con il suo lago, Verona con il flusso costante di visitatori stranieri, due piazze italiane ascoltate ben oltre confine.

Gli spazi sono pensati per tradurre in arredo quella che l’azienda definisce eleganza gentile: ambienti essenziali, con qualche dettaglio inatteso, costruiti per far sostare il cliente più che per spingerlo alla cassa. È la versione fisica del concetto di Gentle Society con cui il brand ha rilanciato la propria immagine, l’idea che bellezza, qualità e gentilezza siano un modo contemporaneo di stare al mondo.
Una rete più selettiva che ampia
Oggi Trussardi è presente in oltre venti Paesi con più di dieci punti vendita full price, distribuiti tra Europa orientale, area balcanica, Medio Oriente, India e Asia Centrale, attraverso un mix di franchising, gestione diretta, shop in shop e multimarca selezionati. Le nuove aperture si innestano su questa mappa anziché stravolgerla.

“Il retail è una leva centrale nel rilancio di Trussardi: è il luogo in cui il cliente incontra davvero il brand, il prodotto e la nostra idea di eleganza”, ha dichiarato Alberto Racca, amministratore delegato di Trussardi. Nelle sue parole la parola chiave non è espansione ma selezione: una rete più selettiva, più internazionale e più coerente, costruita partendo dall’Italia e dai mercati dove il marchio conserva maggiore riconoscibilità. L’obiettivo dichiarato è una crescita sostenibile, fondata su prossimità e relazione più che su metri quadri.
Dalla guanteria di Bergamo al rilancio Miroglio
La storia di Trussardi comincia a Bergamo nel 1911, in un laboratorio artigianale di guanti fondato da Dante Trussardi, fornitore allora anche della casa reale britannica. Il levriero, simbolo che ancora oggi identifica il marchio, arriva negli anni Settanta, quando la guida passa a Nicola Trussardi e la bottega di pelletteria si trasforma in una casa di moda con la prima boutique milanese in via Sant’Andrea.
Il capitolo più recente è il più tormentato: dopo anni di difficoltà finanziarie e il concordato in tribunale a Milano nel 2023, il marchio è passato nel 2024 sotto il controllo del Gruppo Miroglio. È da quel passaggio che riparte il piano retail, perché ricostruire un’identità, oggi, significa prima di tutto tornare ad avere un indirizzo nelle città giuste.
Le aperture di Como e Verona sono il primo banco di prova del piano. I prossimi mesi diranno se la nuova rete riuscirà a riportare Trussardi nelle abitudini di acquisto dei clienti italiani, dopo anni in cui il marchio era quasi sparito dalle vie dello shopping. La prima risposta arriverà entro fine giugno, quando le due vetrine si accenderanno.
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