Home » Stili e tendenze » Superga x Pasqua, lo stivale da vigneto diventa accessorio di stile

Superga e Pasqua portano uno stivale da lavoro fuori dal suo territorio più prevedibile e lo trasformano in un oggetto di stile. La collaborazione si chiama Superga x Pasqua e nasce dall’incontro tra due marchi italiani con storie molto diverse: Superga, nata a Torino nel 1911, e Pasqua, realtà vinicola veronese fondata nel 1925. Il risultato è un work rubber boot in edizione limitata, di ispirazione country, personalizzato con il doppio logo.

La forza del progetto sta proprio nello scarto tra i due mondi. Lo stivale in gomma appartiene alla terra, al lavoro all’aperto, alle giornate in cui la funzione viene prima dell’apparenza. Pasqua lo porta nel paesaggio del vigneto, Superga lo rilegge con il linguaggio della moda. Ne nasce un oggetto che non rinnega la propria origine pratica, ma la usa per costruire un’immagine più contemporanea.

Stivale in gomma Superga x Pasqua indossato
Il work rubber boot Superga x Pasqua rilegge lo stivale funzionale in chiave lifestyle. Photo Credit: Superga

La moda tra i filari

Superga x Pasqua parte da un’idea immediata: prendere un oggetto legato al lavoro in vigna e farlo entrare in un racconto lifestyle. Lo stivale mantiene una sagoma riconoscibile, con un riferimento country evidente, ma cambia registro grazie al doppio logo e a una messa in scena che parla di vino, tempo all’aperto e stile italiano.

Le immagini spingono in questa direzione. Lo stivale compare accanto alla bottiglia Pasqua, su un plaid, in un contesto che richiama una giornata fuori città più che una semplice attrezzatura da lavoro. È qui che il prodotto trova il suo equilibrio: resta leggibile come stivale in gomma, ma diventa anche un segno visivo, quasi un piccolo manifesto di appartenenza.

Due storie italiane che si incontrano

Superga porta nella collaborazione il proprio immaginario legato a una calzatura essenziale e popolare, capace di attraversare mode e generazioni. Pasqua aggiunge un racconto del vino meno tradizionale, costruito attorno alla sua identità di House of the Unconventional e a un modo più creativo di interpretare la cultura vitivinicola veronese.

L’incontro funziona perché non prova a rendere simili due realtà lontane. Le mette una accanto all’altra. Da una parte una scarpa, dall’altra una bottiglia; da una parte il gesto pratico di indossare uno stivale, dall’altra quello conviviale di aprire un vino. Sono oggetti quotidiani, ma entrambi possono diventare riconoscibili quando entrano in un immaginario preciso.

Un drop esclusivo

Superga x Pasqua debutta come drop esclusivo riservato a stampa e VIP. La natura del lancio è quindi volutamente ristretta: più che una collezione aperta, è un progetto speciale pensato per rendere visibile l’incontro tra moda, territorio e lifestyle italiano.

Il punto non è soltanto possedere lo stivale, ma capire perché proprio quello stivale abbia senso dentro questa collaborazione. Non è un accessorio generico da co-branding: il riferimento al vigneto appartiene al mondo Pasqua, mentre la forma dello stivale in gomma dialoga con l’universo funzionale di Superga. Il doppio logo, in questo caso, non arriva su un oggetto neutro, ma su qualcosa che ha già una storia da raccontare.

Perché funziona

Gli stivali in gomma hanno una qualità rara: sono immediatamente comprensibili. Non hanno bisogno di troppe spiegazioni, perché tutti li associano a pioggia, terra, lavoro all’aperto, protezione. Superga x Pasqua prende questa chiarezza e la sposta in un territorio più ironico e sofisticato.

È lo stesso meccanismo che rende interessanti le collaborazioni moda quando non si limitano a sommare due nomi. Nell’articolo sulle collaborazioni moda 2026, il tema era proprio questo: un progetto funziona quando nasce da un materiale, da un archivio o da un immaginario condiviso. Anche la Summer Series di JW Anderson andava in quella direzione, trasformando collaborazioni e riferimenti culturali in oggetti con una logica precisa.

Superga x Pasqua aggiunge una variazione più campestre e italiana a quel discorso. Non parte dalla passerella, ma da un gesto concreto: camminare tra i filari, stare all’aperto, portare nel quotidiano un oggetto funzionale. La moda arriva dopo, non per cancellare quella origine, ma per darle un’altra voce.