Nel dialogo sempre più stretto tra moda e arti performative, il Concerto di Capodanno del Teatro La Fenice rappresenta da anni uno degli appuntamenti simbolici in cui musica, danza e immaginario estetico si incontrano davanti a un pubblico internazionale. L’edizione 2026, in programma il 1° gennaio e trasmessa su Rai 1, si inserisce in questa tradizione con un progetto che intreccia scenografia coreografica e ricerca sartoriale, affidando la creazione dei costumi a Laura Biagiotti.

Il gruppo Biagiotti ha annunciato la realizzazione dei costumi per il Concerto di Capodanno 2026 del Teatro La Fenice, con coreografie interpretate dal Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma. Il progetto nasce da una visione condivisa tra Lavinia Biagiotti Cigna e il coreografo Diego Tortelli, ed è concepito come un’opera unitaria in cui moda, musica e danza si fondono in un unico linguaggio espressivo.
Il ritorno di Biagiotti alla Fenice assume anche un valore simbolico. Il legame della Maison con Venezia affonda le radici nel tempo e si è consolidato nel 1996, quando, dopo il devastante incendio che distrusse il teatro, Laura Biagiotti donò il Grande Sipario, contribuendo alla rinascita di uno dei luoghi più emblematici della cultura musicale europea. Trent’anni dopo, questo nuovo intervento scenico rinnova quel dialogo tra mecenatismo, arte e identità creativa.

Il progetto per il Concerto di Capodanno 2026 ruota attorno ai codici storici della Maison, che secondo quanto riportato nel comunicato di lancio trovano nel bianco e nel cashmere i loro elementi centrali. Il bianco viene interpretato come luce e rinascita, mentre il cashmere diventa materia fluida al servizio del movimento, pensata per accompagnare la danza senza imporre rigidità. I costumi sono concepiti come estensione del gesto coreografico, con silhouette che si aprono e si richiudono, nodi che avvolgono il corpo e strutture che seguono il ritmo della scena.
Per l’étoile Eleonora Abbagnato sono stati immaginati tre momenti distinti. Un abito in garza bianca, estremamente leggero, è pensato per amplificare il movimento creando volumi impalpabili nello spazio. A questo si affianca un abito pavé di cristalli Swarovski su seta platino, indossato sotto una cappa in cashmere con cappuccio, che lavora sul contrasto tra superfici e riflessi. Il percorso si completa con un tailleur bianco in double, destinato all’apertura televisiva, in cui rigore formale e delicatezza convivono.

Il linguaggio dedicato a Friedemann Vogel segue invece una linea più scultorea. Il completo prevede pantaloni in double di cashmere bianco e un pull in cashmere con un nodo di maglia tridimensionale, costruito come elemento architettonico del capo. Secondo quanto dichiarato dal produttore, l’equilibrio ricercato è quello tra forza fisica, eleganza e controllo del gesto.

Per il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma, i costumi sviluppano ulteriormente il tema dell’intreccio. Body in cashmere e seta bianchi, impreziositi da cristalli Swarovski, sono abbinati a scaldamuscoli in cashmere lavorato a trecce. Accanto a questi, compaiono tute in cashmere e abiti ispirati a figure vestali, con corpetti scultorei e gonne in voile di seta bianco ricamato a mano. I ballerini indossano tute corte in cashmere e seta, modellate sul corpo e attraversate da un nodo centrale che disegna il busto, con piccoli inserti di cristallo posizionati su torace e braccia.

Nel comunicato ufficiale, Lavinia Biagiotti Cigna descrive questa collezione come una forma di “dance-couture” pensata per la scena, capace di raccontare una Venezia filtrata attraverso l’immaginario Biagiotti, sospesa tra acqua e cielo. Un racconto che, secondo la visione della Maison, restituisce quel senso di bellezza e rinascita che accompagna ogni apertura di sipario alla Fenice.
Il Concerto di Capodanno del Teatro La Fenice, divenuto negli anni un appuntamento televisivo e culturale di riferimento, alterna l’esecuzione dell’Orchestra e del Coro del teatro a interventi coreografici ambientati in luoghi simbolici di Venezia. In questo contesto, i costumi firmati Biagiotti si inseriscono come parte integrante della narrazione visiva, contribuendo a trasformare il bianco in movimento, emozione e racconto scenico.
Photo credit: Stefano Massé
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