Il quadro generale
La prima metà del 2025 conferma un andamento complesso per il settore calzaturiero italiano. Secondo i dati elaborati dal Centro Studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici, il fatturato degli associati segna un -5,6% nei primi sei mesi, con una riduzione della produzione industriale del -9,5% (indice Istat). Nel secondo trimestre la flessione appare meno marcata, ma non si intravede ancora una vera inversione di tendenza.
Export e mercati internazionali
L’export, da sempre il motore del comparto – l’85% delle calzature italiane viene venduto all’estero – nei primi cinque mesi dell’anno ha raggiunto 4,89 miliardi di euro, in calo del -2,7% in valore ma con un incremento del +3,2% nelle paia (84,5 milioni). Il prezzo medio per paio è sceso a 57,82 euro (-5,7%).
I mercati comunitari mostrano una certa tenuta (+1% in valore e +6,1% in volume). Particolarmente positivo l’andamento della Germania (+12,4% in valore e +15,8% in quantità), mentre la Francia, pur restando la prima destinazione, perde il -5,5% in valore. Crescite significative anche in Spagna, Polonia, Belgio e Austria.
Molto più critico il quadro extra-UE: -6,5% in valore e -3,2% in volume. In particolare, il Far East arretra del -23%, con flessioni marcate in Cina, Vietnam e altri mercati asiatici, mentre nell’area CSI calano Russia (-14,4%), Ucraina (-3,8%) e Kazakistan (-2,5%). In controtendenza gli Emirati Arabi (+26,6%) e la Turchia (+13,5%).
Import e saldo commerciale
Nei primi cinque mesi dell’anno si registra una forte crescita dell’import (+18,2% in quantità), trainata dai flussi dall’Estremo Oriente (+45%). Oltre alla Cina, spiccano Vietnam, Indonesia, Cambogia e Birmania. Il saldo commerciale si riduce a 2 miliardi di euro, in calo del -15,8% rispetto allo stesso periodo 2024.
Consumi interni
Il mercato domestico non mostra segnali di ripresa: i consumi delle famiglie calano del -1,9% in volume e del -0,7% in spesa. Solo le sneaker e le calzature sportive si confermano segmenti in lieve crescita (+1,2% in spesa).

L’incognita dei dazi USA
Sullo scenario pesa la questione dei dazi americani. Dal 7 agosto è entrata in vigore una tariffa del 15% sulle importazioni dall’UE, dichiarata illegittima da una Corte d’appello federale ma ora al vaglio della Corte Suprema. Il timore, come sottolinea Giovanna Ceolini, Presidente di Assocalzaturifici, è che l’eventuale applicazione definitiva possa incidere sulle decisioni di acquisto della clientela statunitense e sulla marginalità delle aziende italiane.
Gli USA rappresentano un mercato chiave: nel 2024 erano il secondo sbocco in valore per le scarpe italiane (quasi 1,4 miliardi di euro). Le vendite di aprile (+1,9%) e maggio (+1,8%) 2025 vanno lette con cautela, perché potrebbero riflettere un’accelerazione degli ordini in vista dei nuovi dazi.
Un settore in cerca di stabilità
Dopo il rimbalzo post-Covid e la successiva frenata a partire dalla seconda metà del 2023, il comparto calzaturiero italiano attraversa una fase di incertezza strutturale. Colpisce tutti i segmenti, dal lusso alle griffe, e riguarda tanto i mercati interni quanto quelli internazionali. Il Micam di Milano, che apre il 7 settembre 2025, sarà un banco di prova per tastare il polso del settore e misurare le reazioni dei buyer internazionali.
Occupazione e imprese: saldi negativi
Anche le dinamiche occupazionali e demografiche delle imprese risentono di questo scenario poco favorevole. Nel primo semestre 2025 il Centro Studi stima una contrazione sia nel numero delle aziende, con -81 calzaturifici tra industria e artigianato (-2,4% rispetto a dicembre 2024), sia negli addetti, scesi di -1.392 unità (-2%), per un totale di 3.288 imprese e 69.449 occupati.
L’utilizzo degli ammortizzatori sociali resta elevato: nel secondo trimestre 2025 le ore di cassa integrazione autorizzate dall’INPS per le aziende della filiera pelle sono diminuite del -28,1% rispetto allo stesso periodo 2024, ma il cumulato del semestre mostra un incremento del +12,8%. Tra le regioni più colpite, Toscana (+97%), Marche (+27%) ed Emilia-Romagna (+32%).
Le prospettive per la seconda metà del 2025
Le attese per i prossimi mesi restano improntate alla cautela. L’assenza di segnali di ripresa nel quadro economico e geopolitico, unita alle tensioni commerciali legate ai dazi USA, rende difficile ipotizzare un miglioramento nel breve termine. Oltre la metà degli imprenditori intervistati (58%) ritiene probabile chiudere l’anno con risultati peggiori rispetto al 2024, confermando la fase di incertezza che caratterizza il settore.
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