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Stili e tendenze

Industria calzaturiera italiana 2025: export in calo, consumi interni fermi e l’incognita dei dazi USA

La prima metà del 2025 segna ancora difficoltà per l’industria calzaturiera italiana: produzione in calo, export rallentato in Asia e CSI, consumi interni deboli.

Andamento industria calzaturiera italiana in crisi 2025 MICAM
L’industria calzaturiera italiana tra storia e attualità: immagine storica al MICAM a confronto con i dati 2025

Il quadro generale

La prima metà del 2025 conferma un andamento complesso per il settore calzaturiero italiano. Secondo i dati elaborati dal Centro Studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici, il fatturato degli associati segna un -5,6% nei primi sei mesi, con una riduzione della produzione industriale del -9,5% (indice Istat). Nel secondo trimestre la flessione appare meno marcata, ma non si intravede ancora una vera inversione di tendenza.

Export e mercati internazionali

L’export, da sempre il motore del comparto – l’85% delle calzature italiane viene venduto all’estero – nei primi cinque mesi dell’anno ha raggiunto 4,89 miliardi di euro, in calo del -2,7% in valore ma con un incremento del +3,2% nelle paia (84,5 milioni). Il prezzo medio per paio è sceso a 57,82 euro (-5,7%).

I mercati comunitari mostrano una certa tenuta (+1% in valore e +6,1% in volume). Particolarmente positivo l’andamento della Germania (+12,4% in valore e +15,8% in quantità), mentre la Francia, pur restando la prima destinazione, perde il -5,5% in valore. Crescite significative anche in Spagna, Polonia, Belgio e Austria.

Molto più critico il quadro extra-UE: -6,5% in valore e -3,2% in volume. In particolare, il Far East arretra del -23%, con flessioni marcate in Cina, Vietnam e altri mercati asiatici, mentre nell’area CSI calano Russia (-14,4%), Ucraina (-3,8%) e Kazakistan (-2,5%). In controtendenza gli Emirati Arabi (+26,6%) e la Turchia (+13,5%).

Import e saldo commerciale

Nei primi cinque mesi dell’anno si registra una forte crescita dell’import (+18,2% in quantità), trainata dai flussi dall’Estremo Oriente (+45%). Oltre alla Cina, spiccano Vietnam, Indonesia, Cambogia e Birmania. Il saldo commerciale si riduce a 2 miliardi di euro, in calo del -15,8% rispetto allo stesso periodo 2024.

Consumi interni

Il mercato domestico non mostra segnali di ripresa: i consumi delle famiglie calano del -1,9% in volume e del -0,7% in spesa. Solo le sneaker e le calzature sportive si confermano segmenti in lieve crescita (+1,2% in spesa).

Giovanna Ceolini Presidente Assocalzaturifici al MICAM 2025 Milano
Giovanna Ceolini, Presidente Assocalzaturifici, durante la presentazione al MICAM 2025 di Milano

L’incognita dei dazi USA

Sullo scenario pesa la questione dei dazi americani. Dal 7 agosto è entrata in vigore una tariffa del 15% sulle importazioni dall’UE, dichiarata illegittima da una Corte d’appello federale ma ora al vaglio della Corte Suprema. Il timore, come sottolinea Giovanna Ceolini, Presidente di Assocalzaturifici, è che l’eventuale applicazione definitiva possa incidere sulle decisioni di acquisto della clientela statunitense e sulla marginalità delle aziende italiane.

Gli USA rappresentano un mercato chiave: nel 2024 erano il secondo sbocco in valore per le scarpe italiane (quasi 1,4 miliardi di euro). Le vendite di aprile (+1,9%) e maggio (+1,8%) 2025 vanno lette con cautela, perché potrebbero riflettere un’accelerazione degli ordini in vista dei nuovi dazi.

Un settore in cerca di stabilità

Dopo il rimbalzo post-Covid e la successiva frenata a partire dalla seconda metà del 2023, il comparto calzaturiero italiano attraversa una fase di incertezza strutturale. Colpisce tutti i segmenti, dal lusso alle griffe, e riguarda tanto i mercati interni quanto quelli internazionali. Il Micam di Milano, che apre il 7 settembre 2025, sarà un banco di prova per tastare il polso del settore e misurare le reazioni dei buyer internazionali.

Occupazione e imprese: saldi negativi

Anche le dinamiche occupazionali e demografiche delle imprese risentono di questo scenario poco favorevole. Nel primo semestre 2025 il Centro Studi stima una contrazione sia nel numero delle aziende, con -81 calzaturifici tra industria e artigianato (-2,4% rispetto a dicembre 2024), sia negli addetti, scesi di -1.392 unità (-2%), per un totale di 3.288 imprese e 69.449 occupati.

L’utilizzo degli ammortizzatori sociali resta elevato: nel secondo trimestre 2025 le ore di cassa integrazione autorizzate dall’INPS per le aziende della filiera pelle sono diminuite del -28,1% rispetto allo stesso periodo 2024, ma il cumulato del semestre mostra un incremento del +12,8%. Tra le regioni più colpite, Toscana (+97%), Marche (+27%) ed Emilia-Romagna (+32%).

Le prospettive per la seconda metà del 2025

Le attese per i prossimi mesi restano improntate alla cautela. L’assenza di segnali di ripresa nel quadro economico e geopolitico, unita alle tensioni commerciali legate ai dazi USA, rende difficile ipotizzare un miglioramento nel breve termine. Oltre la metà degli imprenditori intervistati (58%) ritiene probabile chiudere l’anno con risultati peggiori rispetto al 2024, confermando la fase di incertezza che caratterizza il settore.

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