Ci sono scarpe che nascono come prodotto e diventano cultura. La Clarks Wallabee appartiene a questa categoria ristretta, quella degli oggetti che smettono di essere semplicemente calzature per trasformarsi in simboli condivisi da comunità lontanissime tra loro per geografia, musica e stile di vita. Lanciata nel 1968 da Lance Clark con una tomaia ispirata a un mocassino tedesco chiamato Grasshopper, la Wallabee portava con sé fin dall’origine una costruzione insolita: punta a forma di piede, costruzione a mocassino con tomaia in due pezzi cuciti a mano con filo cerato, e la caratteristica suola in crepe naturale spugnoso che ha reso questa scarpa immediatamente riconoscibile al tatto ancor prima che alla vista. I britannici la trovarono troppo radicale al momento del lancio, mentre l’America degli anni Sessanta — terra di free thinkers e controcultura — la adottò con entusiasmo immediato.
La storia del suo arrivo a New York nel 1971 è diventata leggenda. Il 26 aprile di quell’anno la dogana dell’aeroporto John F. Kennedy si trovò ad affrontare una situazione insolita: stavano per arrivare 4.176 Wallabee da Clarks, e il nome della scarpa aveva convinto gli addetti doganali di trovarsi di fronte a un’importazione di animali vivi. La dogana chiamò Clarks per sapere come maneggiare i marsupiali in arrivo e discutere la mancanza di documentazione per il trasporto di animali. Il sollievo — e la leggenda — arrivarono quando fu chiarito che nelle casse non c’erano wallaby, ma scarpe. Quella data, il 26 aprile, diventa oggi il Wallabee Day, il primo nella storia del brand.
Una scarpa, molte culture
Dalla fine degli anni Sessanta a oggi, la Wallabee ha percorso un tragitto culturale che pochi oggetti di design possono vantare. Dalle sale da ballo della Giamaica, dove i Rude Boys l’adottarono come alternativa al Desert Boot — bandito dalla polizia locale — alle terrazze degli stadi britannici, dai club del Britpop alle strade di Shibuya a Tokyo, la silhouette a mocassino con suola crepe ha saputo adattarsi a contesti radicalmente diversi senza mai snaturarsi. La sua forza risiede proprio in questa neutralità formale: una scarpa che non urla, ma che chi la conosce riconosce immediatamente.
Il capitolo hip-hop è quello che più ha contribuito alla mitologia contemporanea della Wallabee. I membri del Wu-Tang Clan, in particolare Raekwon e Ghostface Killah, ne fecero un simbolo del loro stile negli anni Novanta, citandola nei testi e indossandola in copertine e videoclip. Ghostface Killah arrivò a intitolare una raccolta di b-side The Wallabee Champ. Da quel momento, la scarpa nata nel Somerset entrò definitivamente nell’immaginario dello streetwear internazionale, dando vita nel tempo a collaborazioni con Supreme, Stüssy, Aimé Leon Dore e molti altri.
Il primo Wallabee Day: 26 aprile 2024
Per il 2024 Clarks ha scelto di rendere ufficiale quella data storica trasformandola in una celebrazione annuale. Il primo Wallabee Day cade il 26 aprile e vede Raekwon del Wu-Tang Clan nel ruolo di testimonial principale, figura che incarna meglio di chiunque altro il legame tra la scarpa e la cultura hip-hop che l’ha consacrata a livello globale. L’annuncio è arrivato sui canali social di Clarks Originals, con il rapper a invitare la comunità degli appassionati a indossare le proprie Wallabee e a partecipare alle iniziative della giornata.
A inaugurare le collaborazioni del Wallabee Day è Dave East, che porta in scena una versione custom in scamosciato realizzata con X-Large Japan, completata da fobs e lacci con nappe nelle varianti maple suede e black suede, con dettagli rispettivamente verdi e blu. DOE Shanghai aggiunge un capitolo orientale con una rielaborazione in co-branding, mentre Percival Menswear nel Regno Unito e Packer a New York portano prospettive diverse attraverso campagne fotografiche che raccontano il rapporto tra la scarpa e le rispettive culture urbane di riferimento.
Il concorso creativo e gli eventi globali
Per tutto il mese di aprile, a partire dall’8, Clarks invita la propria comunità a partecipare a un concorso creativo: opere d’arte, fotografie, animazioni o look ispirati alla Wallabee possono essere inviati per concorrere a premi che includono collaborazioni rare e una scatola misteriosa con sorprese Wallabee in edizione speciale. I migliori contributi vengono condivisi sui canali social del brand, con l’annuncio del vincitore previsto per il Wallabee Day.
Sul fronte degli eventi fisici, punti vendita selezionati in tutto il mondo — tra cui Parigi, Londra e il nuovo flagship di Madrid — ospitano iniziative per celebrare la giornata. Per chi vuole approfondire la storia della scarpa, la presentatrice Becca Dudley e l’archivista Tim Crumplin esplorano l’archivio Clarks Originals, offrendo uno sguardo sui modelli storici che hanno scandito oltre cinquant’anni di evoluzione di una silhouette rimasta sostanzialmente invariata nella sua essenza costruttiva.
Una silhouette senza tempo
Ciò che rende la Wallabee straordinaria dal punto di vista del design è la sua resistenza all’obsolescenza. La costruzione tubolare in due pezzi, la suola in crepe, la punta a forma di piede: sono elementi che non appartengono a nessuna decade in particolare, e che per questo continuano a funzionare in contesti stilistici che cambiano stagione dopo stagione. La SS 2024 la vede protagonista di una celebrazione globale che non è nostalgia, ma riconoscimento di un’identità che non ha mai avuto bisogno di reinventarsi per restare rilevante.
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