Nel pieno dell’emergenza sanitaria del 2020, anche la moda italiana ha risposto con solidarietà e visione. Nelle Marche, cuore manifatturiero del jeans Made in Italy, Compagnia del Denim ha promosso una rete di imprese capace di garantire continuità produttiva e sostegno al territorio. L’iniziativa, fortemente voluta dal CEO Alessandro Marchesi, è nata per connettere tra loro le aziende del distretto e permettere ai laboratori locali di non interrompere il lavoro nei momenti più difficili della pandemia.

Tra i partner principali del progetto figura Lordflex, azienda specializzata in tessuti per materassi, che ha riconvertito la propria produzione in materiali destinati alla realizzazione di mascherine. I laboratori tessili dell’abbigliamento si sono così trasformati in officine di solidarietà, impegnate nell’assemblaggio dei pezzi e nella confezione di circa 10.000 mascherine al giorno, mentre altri hanno avviato la produzione di camici per uso sanitario.
A sostenere l’iniziativa è nata anche una campagna social dal titolo #UnitiMaDistanti, promossa dal marchio Two Women Two Men, punta di diamante del gruppo Compagnia del Denim. L’obiettivo era raccontare l’impegno del distretto marchigiano e ribadire quanto la collaborazione possa diventare un motore di rinascita.
Il settore tessile delle Marche rappresenta da sempre una delle eccellenze italiane, con oltre 5.700 imprese e 40.000 addetti tra abbigliamento, calzature e lavorazioni artigianali, per un fatturato complessivo superiore ai 5 miliardi di euro (fonte CNA Federmoda). Da questa consapevolezza nasce l’idea di una vera e propria “catena umana del jeans”, un network che unisce imprenditori, fornitori, negozianti e clienti.
L’iniziativa ha ricevuto il sostegno di numerosi amici del brand e del Made in Italy, tra cui il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il musicista Saturnino, Rudy Zerbi, l’artista Roberto Coda Zabetta, il giornalista Gianluigi Nuzzi, l’attrice Camilla Filippi, l’atleta azzurra Manuela Moeelg e il leggendario Mick Fleetwood.
“Negli ultimi anni,” spiega Alessandro Marchesi, “il panorama dei laboratori tessili italiani è profondamente cambiato. Se un tempo il cuore pulsante erano gli artigiani locali, oggi molte realtà cinesi, grazie alla qualità e alla presenza diffusa, hanno assunto un ruolo fondamentale. Sono diventate parte integrante del nostro tessuto produttivo, condividendo conoscenze e valori artigianali italiani. È con loro che possiamo ripartire, perché il futuro del Made in Italy passa anche dalla collaborazione e dal riconoscimento del valore di ogni mano che contribuisce alla creazione di un capo”.
Un messaggio di fiducia e coesione che, allora come oggi, resta attuale: ripartire significa credere nella forza del territorio, nella dignità del lavoro e nella capacità del sistema moda di rigenerarsi restando fedele alle proprie radici artigianali.
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